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domenica 29 settembre 2013

Try

Ricordo poche cose che mi sono riuscite facilmente, che mi riescono facili.
Ci sono quelli che con un minimo impegno raggiungono risultati.
Io nella vita, nei rapporti sociali, nella professione, nei sentimenti, fatico, arranco, mi impegno, e se talvolta ho raggiunto un obiettivo minimo è stato solo a prezzo di notevoli sforzi.
Arrivato sfinito al traguardo, quando già avevano sbaraccato il tavolino delle premiazioni, gli altri atleti tutti da tempo sotto la doccia.
Una corsa ad handicap, senza che però io fossi il favorito in partenza.
Un handicap affibbiato a chi già aveva l'handicap.
Riflessione amara scioccamente acuita in questi giorni di ristrutturazione domestica dalle numerose apparecchiature nuove delle quali, tramite manuali scritti in magiaro (o in italiano tradotto dal magiaro) dovrei provare a capire daccapo come funzionano la nuova TV, la stufa, il termoconvettore, la lavastoviglie, il frigorifero no frost ecc.
E così stanotte, mi rigiravo come al solito nel letto (in realtà non mi rigiravo davvero, ho fatto un fioretto - alias disturbo ossessivo-compulsivo - secondo cui posso dormire solo sul lato destro, ed ormai ho le piaghe da decubito) e ripensavo ...
... Alle compagne di scuola carine che stavi ore a guardarle e loro guardavano un altro, e mentre tu ti impegnavi ad essere diligente, servizievole (zerbino, diciamo), a passargli i compiti, ad accompagnarle, loro ti mollavano e se la facevano con quello che fumava, quello con la moto, quello drogato, quello ignorante, quello che puzzava, quello che ti rubava i panini (quel tipo che piaceva un po' anche a te, diciamolo, soprattutto perché il galbanino che ti metteva mamma nella rosetta faceva schifo) ... 
... Ai tuoi primi anni di professione, ai colleghi di lavoro figli di colleghi di lavoro figli di colleghi di lavoro già con la strada spianata, amici degli amici giusti, parenti dei parenti del politico del momento, belli simpatici attraenti con sorrisi a trentadue denti, con sfilze di clienti, mentre tu neppure gli incidenti ... 
... Ai rapporti sociali, ai club giusti ai quali non hai voluto mai appartenere perché come potevi fidarti di essere membro di una compagine che chiedeva proprio a te di esserne membro? ...
... e a tutte quelle volte che non sei fuggito, che hai continuato invano a lottare, fino a quando hai letto quella frase di Homer Simpson, che dice più o meno "hai provato e provato ma ancora non ce l'hai fatta, la morale è: smetti di lottare", e da allora hai capito che è inutile l'attacco frontale, che è meglio fare buon viso a cattivo gioco, non avere più paura di farsi fotografare ma fare sempre smorfie e corna, ridere alle proprie stesse battute e continuare imperterrito a farne, smettere di mangiare sale per sentire il vero gusto della carne, scrivere l'ultima frase anche se non c'entra niente, solo perché era bella e faceva rima.

All'atto pratico, anche con gli elettrodomestici, farò come ho sempre fatto per ogni cosa.
Se non funziona, piuttosto che provare a risolvere, stacco la spina.
Poi dopo un po' riattacco, magari le cose si aggiustano da sole.
Qualche volta è successo.

Poi mi sono pure venute in mente un paio di cose che mi sono sempre riuscite facili.
Contare i punti della briscola. 
E parlare con te.
Senza sapere chi sei, o sapendolo troppo bene.


sabato 14 settembre 2013

Aroma di Zucchero dalle porte socchiuse

Si riaccende il dibattito sulla riapertura delle case chiuse, che mi vede assolutamente favorevole, per diversi ordini di ragioni. Siccome di certo la mia opinione sarà tenuta in ampia considerazione, è doveroso esprimerla qui.
Complice la lettura in corso de "il Petalo Cremisi e il bianco" di Michel Faber, sarei assolutamente interessato alla compagnia di una prostituta come Sugar, amante della letteratura e di ogni perdizione, e tutta la magia che potrebbe avvilupparci in un sofisticato bordello vittoriano, difficilmente potrebbe esprimersi sui sedili posteriori di una Panda sul raccordo anulare.
E poi sarebbe un piacevole svago presentarsi alla ragazza di turno, vestito da generale:
"Signorina, quanto chiede per la mia compagnia?"
"Cinquanta euro".
"Mi sembra un ottimo prezzo! Compagnia a-avanti!!".
Tutto molto più sofisticato e sicuro di un incontro occasionale, magari partito dall'aver lasciato il proprio numero e una frase sconcia nella toilette di un autogrill.
Che poi, di questi tempi, lasciare numeri in giro non è mai consigliabile, non sai mai potrebbe chiamarti il Papa!
E poi, sarebbe un ritorno alla mia infanzia.
A quando vi era fiducia nel prossimo, a quando si viveva davvero in società, non come adesso che trascorriamo la massima parte del tempo nelle nostre confortevoli prigioni.
Ricordo con rimpianto quando percorrevo il corso del mio piccolo paese a qualsiasi ora del giorno e della sera e tutte le porte delle abitazioni erano aperte, dall'uscio salutavi i vicini, gli amici, i familiari, venivi invitato ad entrare e condividere il desco, le incombenze liete e quelle più caritatevoli.
Ora, invece, anche a mezzogiorno, tutte le porte sono sprangate, nessuno si fida più di nessuno, non si ha voglia più di incontrarsi, di scambiare una parola, la luce blu del televisore filtra dalle tende accostate, gli schermi dei computer, dei tablet, degli smartphone hanno sostituito la sana compagnia della conversazione.
Se dovessi scegliere, ccco le case chiuse che davvero vorrei vedere riaprirsi.
E con la mia Sugar non ci adageremo sulle soffici coltri di Silver Street, ma ci accontenteremo di discutere del prossimo romanzo di Giovanni Laurito, sdraiati sul sedile posteriore della mia Panda, vestiti soltanto delle stelle che talvolta illuminano anche il Raccordo Anulare. 

mercoledì 11 settembre 2013

L'ultimo post dove avrei pensato di incontrarti


"Papa Francesco ha detto durante il suo viaggio in Brasile che anche la nostra specie perirà come tutte le cose che hanno un inizio e una fine. Anch’io penso allo stesso modo, ma penso anche che con la scomparsa della nostra specie scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio e che quindi, quando la nostra specie scomparirà, allora scomparirà anche Dio perché nessuno sarà più in grado di pensarlo". 
Da questa arguta riflessione posta sotto forma di domanda al pontefice, il laico Eugenio Scalfari ha sollevato una questione che riguarda non solo Dio, ma tutti noi.
Esisteremo fin quando qualcuno conserverà memoria di noi, di quello che siamo stati, di ciò che abbiamo lasciato in eredità.
Mi è capitato tempo fa di curare il vasto archivio epistolare di una famiglia nobile.
Si trattava di migliaia di lettere ormai abbandonate all'incuria, diverse casse che contenevano scambi di corrispondenza intercorsi nell'arco di oltre tre secoli.
Ho ricostruito vite destinate all'oblio, affetti quotidiani dispersi fra le pieghe del tempo, storie di personaggi che avevano dominato la loro epoca e dei quali neppure i loro eredi avevano alcuna memoria.
Parafrasando Scalfari, sono loro gli dei che il mio pensiero ha richiamato dall'oblio, o piuttosto sono io (l'uomo) il Dio loro (ri)creatore?
Papa Francesco ha risposto in questo modo alla riflessione/provocazione di Scalfari:
"mi chiede se, con la scomparsa dell'uomo sulla terra, scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio. Dio  -  risponde Bergoglio - non è un'idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell'uomo... non dipende, dunque, dal nostro pensiero. Del resto, anche quando venisse a finire la vita dell'uomo sulla terra, l'uomo non terminerà di esistere e, in un modo che non sappiamo, anche l'universo creato con lui".
Io, che non so se dirmi laico o credente, che ho paura dell'oblio ma non faccio nulla di buono per essere ricordato, posso solo continuare a scrivere di me e degli altri, fino alla fine del (mio) mondo.

martedì 3 settembre 2013

Basilicata coast quel che coast


Il Parco nazionale delle Murge, che comprende il Materano e si estende nelle Puglie.

Cosa sono le Murge? Una specie protetta di mosche particolarmente aggressive, che è severamente vietato uccidere, per cui sono impedite le disinfestazioni, gli insetticidi e pure gli zampironi.
Ti massacrano dovunque, a tavola, per strada, di notte, ma tu non puoi dire nulla.

Bisogna accettarle, come le vacche sacre dell'India.

Il navigatore della mia auto deve avere impostati parametri particolari.
Non la velocità, le strade migliori, la distanza.
I campi di grano.
Invece di indicarmi l'autostrada, mi conduce lungo interminabili distese coltivate a cereali.
Dove non incontri mai nessuno, auto o persone.
Anche se non mancano le tracce umane.
Lungo un rettilineo di almeno quindici chilometri in mezzo al nulla, ad un certo punto, disegnato sulla carreggiata, il rettangolo bianco di un posto auto. Uno solo. 
In corrispondenza di niente, non un'abitazione, una strada laterale, un capanno.
Sorgono mille domande. Chi l'ha tracciato, a chi e a cosa serva, quel posto auto in mezzo al nulla assoluto, lungo una strada larga e infinita, percorsa da nessuno.
E, soprattutto, che fare se non sia mai lo trovavi occupato?



Altre stranezze ai margini dell'immenso vuoto.

La casa così architettonicamente strampalata che dal ridere i muratori non sono riusciti a finirla.

Le fotografie e i mazzi di fiori lungo la strada, testimonianza di incidenti purtroppo mortali.

Però in punti di perfetto rettilineo, con ai margini pianure.


I sassi di Matera.
Una precisazione, perché ho sentito molti fare confusione. 
Pensano si tratti di pietre, di rocce. Tutt'altro.
I sassi di Matera sono i cuscini dell'albergo dove ho soggiornato.


Castel del Monte. Ore 13.00
Sì, però, prima di visitarlo, mangiamo qualcosa!
Il mio amico propone di cercare su internet una trattoria ben recensita.
Io, più concreto e affamato, nel frattempo chiedo nel parcheggio dove si possa pranzare.
Prima che arrivi connessione dell'i-phone siamo già nel parcheggio dell'agriturismo consigliatoci lì nei pressi. Il proprietario magnifica le pietanze, ma alla fine la cosa migliore sarà la toilette.
Memo. Mai scegliere dove mangiare su consiglio di una parcheggiatrice.
Per di più magra come 'nu spruoccolo.

Altamura.
Nel centro di quella cittadina, ad un semaforo affollato di vetture nell'ora di punta, incontriamo una celebrità locale. L'anziana donna famosa per essere ancora viva.
Attraversa la strada in un modo che ricorda il passo del gambero, ma anche la mossa del cavallo degli scacchi. Impassibile, fra frenate, strombazzate e improperi, la gentile signora guadagna miracolosamente indenne l'altro marciapiede. 
Odore di violette si spande nell'aria.

Carlo Levi.
Percorro infine la Basentana dalla Basilicata in direzione Salerno.
Strada sgombra, duecento chilometri in poco più di un'ora e mezza.
Poi arrivo ad Eboli, file interminabili fino a casa.
Altre due ore per fare appena cinquanta chilometri.
E hai voglia a lamentarti, non puoi farci niente, chiunque tu sia.
Carlo Levi ci fece un romanzo, su questa ineluttabilità del traffico.
Pure Cristo era stato costretto a fermarsi ad Eboli.