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sabato 27 dicembre 2014

Ghost lifer

Non vali nulla? E' il mondo giusto per te!

Uno dei drammi dei nostri tempi è l'assenza di meritocrazia. A tutti i livelli, persino nei sentimenti. Ho appena letto in un illuminante stato su facebook che "è scientificamente provato che i bei ragazzi stanno con le cesse". Cosa abbiano fatto queste ultime per meritarsi l'amore degli uomini più ambiti non si spiega se non con delle raccomandazioni. Non ci stupiremmo affatto se le cesse in questione fossero parenti di qualche politico! 

Non sai scrivere? Avrai un grande successo editoriale.

Conosco tante persone che scrivono da Dio, inventano storie affascinanti, non soffrono di congiuntivite, eppure le loro opere rimangono forzatamente nel cassetto perché sono dei perfetti sconosciuti, il loro nome non tira. Al loro posto, negli scaffali delle librerie e nelle classifiche di vendita, trovi volumi scritti da squallidi personaggi televisivi pubblicati dalle migliori case editrici nonostante quando parlino non sappiano neppure mettere in fila due parole senza intervallarle con un rutto. Però la gente li conosce e dunque quando vede il loro faccione in copertina (perché, in assenza di contenuti che possano attrarre, in copertina mettono proprio il loro faccione) ne compra i libri.

Nuove schiavitù e vecchi fantasmi.

Corollario di quanto sopra è lo sfruttamento. Del professionista ignorante che nonostante tutto riceve incarichi prestigiosi in virtù delle sue conoscenze, e per svolgerli si rivolge a collaboratori onesti e sottopagati, che lavorano nell'ombra e destinati ad un perenne oblio. O dello scrittore analfabeta che grazie alla sua improvvisa fama per qualche apparizione televisiva ad un reality ottiene un contratto per la pubblicazione della sua autobiografia e però non essendo in grado di scrivere altro che io naqqui e ogi sono tando canosciuto, si serve di un ghost writer, cioè di uno di quei bravi autori di cui parlavo in precedenza, penalizzati per non essere nessuno (per il mondo editoriale) e che in questo modo passano da nessuno in senso tecnico a Nessuno in senso Omerico: persone che compiono delle azioni significative ma per il gioco del fato (leggi: mercato) il loro nome non viene tramandato ma solo le loro gesta, attribuite ad altri dalla Doxa. Che non è la società di sondaggi, ma la Fama, che - perfetto esempio di adattamento ai tempi - invece di premiare chi lo merita torna sempre dove era già stata. I proverbi non sbagliano mai. I soldi vanno da chi ha altri soldi. Il cane morde lo stracciato. 
E la Fama è cosa diversa dalla Fame, una esclude l'altra.

Vivere? E' passato tanto tempo...

Certo, queste riflessioni sembrano fuori posto in questi giorni di festa. Ma non erano volute. Il tutto nasceva - come quasi tutti i miei post - da un gioco di parole pensato in una notte insonne, sul quale costruisco un articolo. Questa volta, parafrasando l'espressione ghost writer, mi era venuto in mente che in certe occasioni più che uno che scriva al posto tuo, occorrerebbe uno che vivesse al posto tuo.
Un ghost lifer, neologismo inesistente (lifer è più propriamente il condannato a vita).
Utile a salvarti dal colesterolo nei cenoni natalizi, a rispondere per te a quelle insensate catene di auguri fintissimi che ricevi su whats'app o tramite sms, in modo da lasciarti il tempo di rispondere personalmente a quei pochi, veri amici che ti hanno inviato auguri sinceri, quelli pensati apposta per te, che menzionano te e la tua famiglia per nome, che sanno cosa vuoi lasciarti indietro di questo anno passato e cosa desidereresti accadesse nel nuovo. 
E utile a scrivere questi insensati post natalizi sul tuo blog che nessuno legge e che ti facevano perdere un sacco di tempo per rispettare il proposito di scrivere sempre e comunque un post a settimana. Mentre tu col tempo guadagnato dal non avere scritto questo post te ne vai in giro a consolare le belle ragazze sole e disperate da quando è stato scientificamente provato che i bei ragazzi stanno tutti con le cesse. E' il tuo momento, Giovanni! 

sabato 13 dicembre 2014

L'assassino dei tempi morti

Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo. Sì, ma a che pro? Per scoprire la polvere che c'è sotto? Non è meglio continuare a mantenere lo status quo? E perché oggi mi vengono in mente tante domande, incluso questa? Forse perché ogni giorno che passa le nostre certezze svaniscono, quando i media ci rimbalzano continuamente notizie difficilmente comprensibili. Madri che uccidono i propri figli senza alcuna ragione (come se potesse mai essercene una) e continuano a negare di averlo fatto, violando di nuovo la memoria della carne della propria carne. Cantanti che muoiono su un palco chiedendo scusa, e persone che filmano la scena e inescusabili la pubblicano dovunque, incuranti del fatto che si nasce e si muore soli e che se è successo davanti ad una folla è stato soltanto un incidente non un evento da perpetuare ad libitum. Politici nuovi che fanno rimpiangere i vecchi, che già ci facevano rimpiangere quelli più vecchi ancora, con la paura che un giorno dovremo dire si stava peggio quando si stava meglio ed accettare ancora una volta di consegnarci armi e bagagli a chi ci porterà, come settantacinque anni fa, verso un baratro ancora più grave di quello economico, morale e sociale che già viviamo. Mondi di mezzo che noi che viviamo in mezzo al mondo ce n'eravamo accorti da decenni che il marcio non era soltanto in Danimarca, che se non dici minchia ma cazzo non vuol dire che non sei mafioso. E allora ti dici che c'è poco da rimboccarsi le maniche, che è davvero meglio che i progetti che avevi sul tavolo li torni a chiudere nel cassetto, che c'è poco da rammaricarsi, come facevi una volta, delle giornate prive di sogni e di ideali, in una parola del tempo sprecato, di quando pensavi sono vivo e perciò lo scrivo. Ormai faccio il contrario, lascio che il tempo scorra e mi illuda che non è soltanto una convenzione. Scrivo per sentirmi vivo anche se non serve a niente. Scappo dalla gente, fingo che sia composto di voci reali il coro che sento nella mia testa, quello che leggo a margine delle mie futili parole. E mi illudo ancora una volta che non sia colpa mia il vuoto che avverto. Anche se in alcuni momenti di lucidità, come questo, sono consapevole che per certi versi sono io stesso l'assassino dei miei tempi morti