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sabato 4 agosto 2018

Il dio delle formiche


Sulla terrazza della casa al mare, osservo il percorso di una formica. Pare sappia davvero cosa fare, lei, anche quando vaga in tondo. Cerca cibo, forse, o amore, chissà. Magari la traccia di un compagno, un segno di appartenenza.
È qui, a pochi centimetri da me, per un attimo penso di schiacciarla, sentirmi Dio. Un dio potente con i deboli. Un dio vigliacco.
Decido di lasciarla andare. Chissà se lei farebbe lo stesso con me, così operosa, vedendomi invece inerte, incapace di godere di un solo istante della mia vita.
Si avvia lungo la striscia di una mattonella, un destino segnato, un percorso sicuro. Avevo sei anni quando decisi di non calpestare più quelle strisce, ero proprio qui ad Ascea. Un doc, si chiama così, disturbo ossessivo compulsivo. Allepoca pensavo invece fosse solo un gioco, un modo di decodificare la vita.
Si è alzato un po di vento, forse non vale la pena andare in spiaggia. Inizio a scrivere. Se davvero non sapessi godere dei momenti, non ci terrei così tanto a cristallizzarli in racconti. È che adoro sentirmi dio, creare la mia realtà.
Forse da qualche parte nella vita vera a volte sono felice anche io, altre volte uno stupido vigliacco. Forse lho schiacciata sul serio quella formica, sulla terrazza della casa al mare.