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domenica 23 febbraio 2014

Quasi quasi mi faccio un selfie

Càpita che una parola inedita entri di colpo nel lessico quotidiano, e che tutti si affrettino ad usarla, quasi si trattasse di un aiuto della divina provvidenza per poter finalmente definire qualcosa fino ad allora anonimo.
Non è il caso di "selfie", il termine con cui da qualche tempo si definiscono le foto scattate a se stessi e postate sui social network. Infatti, fino ad ora non è che, per definirle si usassero perifrasi del tipo "no, sai ho postato quella fotografia che mi sono fatta da solo". Semplicemente si parlava di autoscatti.
E' una tendenza, una moda, che fa proseliti, la parola amplia la sua copertura onomastica.
L'altro giorno la famosa giornalista 84enne della CBS, Barbara Walters, ha confessato candidamente di fare talvolta uso di un vibratore. In realtà, ha detto all'intervistatrice scherzando, io non lo definisco così, lo chiamo "selfie".
Insomma, con questo termine definiamo ormai tutto ciò che facciamo a noi stessi.
Anche se ci facciamo schifo da soli potremmo dire che è un selfie.
Ma nel nostro paese, nella nostra classe dirigente, è una confessione che difficilmente sentiremo.
Quelli neppure la benzina si mettono da soli.
L'unico selfie che ancora mi concedo.
O meglio, l'unico che anch'io ammetto.
Uno dei due, in verità.
L'altro è questo blog, sei anni di sedute di autocoscienza che spaccio per post.
Mentre non è altro che ansia di lasciare una traccia del momento.
Un'immagine di me stesso che possa resistere alla feroce corsa del tempo.
A pensarci bene, nient'altro che un autoscatto.
Anche se questa parola non suona alla moda come un selfie.


lunedì 17 febbraio 2014

A Betania, in quei giorni

In quei giorni il Signore fanciullo frequentava la scuola di Betania, e si distingueva per la sua diligenza fra i figli dei farisei e dei sadducei. Uno di essi, Zappeo, non particolarmente portato per lo studio dell'ebraico, chiedeva sempre al Signore di copiare le frasi dell'analisi del logos, specialmente durante l'esame di fine anno, detto l'Apocalisse.
Si sporse quindi verso lo scranno di Gesù, ma il Signore, invece di fargli vedere semplicemente il papiro, sapendo che copiare non è cosa buona e giusta, provò a spiegargli il logos.
"Allora, Zappeo, in verità ti dico, per scrivere correttamente le frasi tieni conto che in principio era il verbo ...".
Zappeo, giovine pratico e concreto, vedendo che il Messia la prendeva troppo alla lontana, prima gli offrì un dattero del Libano, ma Gesù resistette come al solito alla tentazione, quindi provò a strappargli di mano il papiro per copiare, ma il Signore non cedette fino a quando rotolarono a terra.
In quei giorni, però, la maestra Suor Gerusalemma era come al solito piuttosto irritabile, e colpì violentemente Zappeo sul dorso della mano con una canna di bambù di Tiberiade, facendogli ripercorrere mentalmente, preceduta da opportuna invocazione, tutta la genealogia di Abramo.
La mano era gonfia e pulsante, e rossa come una bistecca.
Il Messia lo osservava soddisfatto che grazie alla sua persistenza la profezia si fosse avverata.
"... e il Verbo si è fatto carne!", annunciò.
E Zappeo risalì fino ad Adamo.

martedì 4 febbraio 2014

Un professionista navigato

La strada è stretta e piena di curve.
E' quella che conduce al mio studio, e che mi riporta a casa.
E' veramente così, ma potrebbe anche essere una precisa metafora.
La metafora di chi lotta contro i mulini a vento solo nelle giornate di bonaccia.
Di chi si fa giunco dopo passata la piena.
Di chi è specializzato in fallimenti.
Anche come avvocato. Venghino siori, venghino.
Metafore che si sprecano, stasera, mentre percorro questa strada stretta e piena di curve.
E pure bagnata da una pioggia leggera e persistente.
Quella che Simenon saprebbe descrivere in almeno dodici modi differenti, ma in fondo non è altro che acqua caduta dal cielo.
Una curva dopo l'altra, andare e venire, dire e fare, e c'è tanto di quel mare di mezzo.
Troppo anche per uno come me.
Per un professionista navigato, come mi ha definito oggi un'amica.
Io che su questa strada stretta e piena di curve, levigata d'acqua, mi sento Schettino.