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venerdì 23 maggio 2014

Così è se mi pare.

Mi piace mettere paletti. Mi sembra che le cose così organizzate riescano meglio.

Non tradisco. Come ho scritto nel post precedente. E mi fa stare bene questa certezza.
Perché non devo riflettere se sia una scelta mia o degli altri.

Non esco se non per lavoro. Che diluvi o ci sia il sole preferisco trascorrere il mio tempo libero nelle cose che mi piacciono, la maggior parte delle quali contempla che io sia solo a casa con i miei hobby. Uno dei quali è leggere, e proprio ieri in un romanzo ho trovato questa frase: il grado di solitudine di una persona si vede dal come sa gestire senza problemi il proprio tempo nelle giornate di pioggia.

Non suono più in pubblico dopo i quarant'anni. Però a quarantacinque mi sto concedendo delle deroghe, per ragioni particolari, perché lo faccio con un amico che non frequentavo da anni, perché è un'occasione particolare. E mi dico che è l'eccezione che conferma la regola.

Esempi ce ne sarebbero molti altri, a parole. Scrivendoli, mi rendo conto che nessuno di questi paletti è conficcato così saldamente. Fossi in un horror, il vampiro starebbe per aprire gli occhi e mordermi.

Perché come al solito è tutta questione di prospettiva.
Come stamattina, che dopo lo shampoo ho notato con piacere che ci sono sempre meno capelli nella vasca, che prima mi lamentavo che me ne cadevano un sacco, invece oggi soltanto qualcuno. Ma nel momento stesso in cui lo pensavo ed ero davanti allo specchio, mi rendevo conto della vera ragione.

giovedì 15 maggio 2014

Tradire e fare

Chi non ha mai tradito scagli la prima pietra. Magari sulle corna del proprio compagno.
Perché c'è poco da fare, la fedeltà è soltanto un contratto sociale la cui percentuale di rispetto può essere assimilata a quanti pagano il canone rai. Ovvero una sparuta minoranza.
Che spesso, peraltro, pur pagando per un solo televisore ha più apparecchi in più case.
E torniamo al punto di partenza, all'ubiquità dei rapporti, alla pluralità dei piedi e delle scarpe, agli armadi/ossario ormai saturi di scheletri.
Eppure bisognerebbe pensarci bene, molto bene, prima di tradire.
Tornerebbe utile la riflessione di Groucho Marx, "non accetterei mai di far parte di un club che mi volesse come socio". La persona che scegli come amante dovrebbe darti di più di quel che hai.
Ma quella che accetta di stare con te, pur sapendo che hai già un compagno o una compagna, non è certo una brava persona, anzi, una rovinafamiglie! E allora è proprio quella giusta per te?
E quella che pur essendo molto attratta da te non accetta perché non lo trova moralmente giusto, è una persona migliore, sarebbe quella ideale! Però non vuole. Allora tu la corteggi, insisti, vorresti convincerla, ti inventi le più romantiche capriole fino a conquistarla, e allora lei, sfinita, cede.
E rientra immediatamente nella categoria precedente!
Insomma è un circolo vizioso, che a un certo punto la devi smettere e basta.
Ti siedi sul balcone, con un buon libro e un ottimo punto di osservazione.
Qualcosa succederà, anche se tradire e fare...

Nel frattempo, avvinto dalla trama intricata del romanzo e da questi contorti pensieri, non ti sei accorto che si è fatto piuttosto tardi, e tua moglie non è ancora rincasata...

venerdì 2 maggio 2014

L'insonnia della ragione

Non so quanti di voi abbiano mai visto un cervello.
Non la rappresentazione classica, il disegnino che ricorda una sorta di nuvoletta.
La massa cerebrale è una sorta di spugna sanguinolenta. Un blob indistinguibile.
Eppure c'è gente che in quell'ameba riesce comodamente a organizzare i propri pensieri, a razionalizzarli, a stiparli in compartimenti stagni, ben catalogati, da tirare fuori solo quando occorre.
Gente piena di debiti che se ne frega altamente e continua a spendere e spandere, si compra la macchina cabrio, si spara le lampade, ha due amanti.
Gente con condanne penali a carico che sorride a trentadue denti dai manifesti elettorali.
Io invece non ho debiti, non ho condanne, non ho mai comprato a rate e mai preso neppure una multa eppure non ho la macchina figa, sono pallido, e mi faccio i selfie.
Perché il mio cervello è esattamente una massa informe.
Difatti mescola continuamente pubblico, privato, lavoro, famiglia, salute e non stacca mai.
Neppure la notte. Come un matrimonio.
Un amico di una certa età diede una volta una interessante ed apparentemente ottimistica visione del rapporto coniugale. "Una volta sposati", mi disse, "hai una persona sempre accanto a te. Non sarai mai più solo. Quando viaggi, quando ridi, quando soffri. Sempre insieme a te".
"Pure la notte", aggiunse, dopo una studiata pausa, e un'alzata di sopracciglia ampiamente rivelatrice di come a un certo punto la coppia diventasse una persecuzione.
E così i miei pensieri. Sempre con me.
Ti svegli, nel cuore della notte, per una qualsiasi banale ragione?
Subito non sei più solo. Affollano il tuo letto clienti ansiosi, giudici perniciosi, scadenze, vertenze, ricette, bollette, insomma tutte cose che, in ogni caso, potrebbero attendere almeno domattina.
Invece no. Ne ho parlato pure con uno psicologo. Mi ha detto che ho la sindrome del Messia.
Mi faccio carico, con la mia sofferenza, dei problemi degli altri.
Invece quelli che se la spassano sono i nuovi Barabba. Fanno quel cavolo che vogliono tutta la vita senza problemi e al momento giusto, con l'amicizia giusta, se la cavano sempre.
Mi rassegnerò, allora, a non dormire, visto che ho una missione da compiere.
Però almeno Gesù, dopo essere stato crocifisso per i peccati dell'umanità, s'era fatto tre giorni di sonno nel sepolcro prima di risorgere.