Visualizzazioni totali

Follow by Email

giovedì 18 gennaio 2018

Quel che non ti serve

Sono la porta che si apre
Il telefono che squilla.
Il conforto che di solito non trovi.
La passione algida. 
La camomilla.
Il pensiero per poter dormire sola.
La forza per alzarti ancora
e vedere come andrà a finire.
Sono il verso di quella canzone,
l’uomo da paragonare, 
l’occhiolino del ciclone.
La sedia da spostare 
per farti accomodare.
L’invito ad una festa
per non doverci andare.
L’insonnia prima di partire.
Un bene necessario.
La mappa del tesoro.
La X sul calendario.
Sono quello che non vuoi 
e quello che ti manca.
L’ironia.
La poesia.
Il disincanto.
Sono quel che non ti serve.

Perché c’è l’hai già accanto.

lunedì 1 gennaio 2018

L’amore è fatto a scale


“Se mi raggiungi mi farò baciare”.
La scala di metallo puntava il sole sfumando in un chiarore diafano
Pazza che sei!. Sui gradinidi corsa, come rintocchi di campane a festa.
A metà dell’ascesa, prese fiatoLontano, verso la pianura, uno stormo di rondini. Nell’incavo di una pietra sbrecciata, un ragno tesseva la sua tela

“Se mi raggiungi mi farò baciare”.
UtonfoE più nessun rumore
Che sfida sciocca. In cima l’avrei raggiunta comunque
Non c’era gusto. Quasi tornò indietro. Ma quelle labbra

Riprese a salire, il ritmo dei passi quello accelerato del cuore. 
La immaginò attenderlo, la brezza a modellarne le forme sul lino leggero.
Spinse la porta e uscì sulla terrazza, per il premio della faticosa scalata. 
Il mare a presidiare l’orizzonteIl presepe di case arroccate sulla collina. 
Ma lei non c’era. 
Non così scontata, quella sfida. 
La ringhiera bassa
Ripensò con un brivido a quel colpo sordo. Forse era volata viacome le rondini. E lui doveva seguirla, ancora. Dovunque. Per quella promessa. 
Scavalcò la balaustra. Staccò una mano, poi l’altra.
Dammi mille baci, poi altri mille.
Un altro passo. L’ultimo. Poi il confine.
E mille baci ancora. 
Un vento sottile come un’inquietudine lo fece barcollare.
Istintivamente guardò in giù, verso ciò che anelava e temeva.
Nulla. Non c’era nulla.
S’era nascosta come quel ragno. Per prenderlo in trappola.
Passi veloci dietro di lui e il tonfo della porta che si chiudeva. Poi ancora risate, cristalline, sensuali. Se mi raggiungi mi farò baciare”.
Gli uccelli in volo disegnarono una V.
Vittoria. Vendetta. Chissà.
L’uomo ricominciò ad inseguirla ad illudersi di poterla raggiungere.
Le loro ombre, lungo la spirale inversa della discesa, si sovrapposero.
Nere, vischiose, quasi adesive. 
Nell’incavo di una pietra sbrecciata, una falena si posò nel centro della rete.
Ingannata dalla luce, lo scambiò per un fiore.