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venerdì 6 dicembre 2013

Una pietra sopra

Puoi vivere per anni un'esistenza piatta, fatta di pantofole calde e buone letture e piccoli riti quotidiani, il caffè, quel programma che ti intriga, la telefonata ai parenti, il placido tran tran di un lavoro che non ti arricchisce ma ti consente di toglierti qualche piccolo sfizio di quelli che piacciono a te, una mappa del Cilento del '600 comprata su ebay, la raccolta integrale delle commedie di Eduardo, un orologio da tasca così squisitamente demodé, che non indosserai mai, ma hai comprato per il puro piacere di averlo, che ti ricorda le serate da tuo nonno, tanti anni fa, quando ti insegnava le ore su quella cipolla che estraeva dal panciotto.
E non ti manca niente, e ogni altra cosa sarebbe superflua, un inciampo, invece tu hai costruito il tuo nido prima del passaggio a livello, che rimanga perennemente chiuso non è un tuo problema, anzi, a lungo andare, ti sei anche dimenticato che ti eri fermato, e perché l'avevi fatto.
Poi, un giorno, per caso, senti un rumore di fondo. Prima pensi al frigorifero, a quello sciocco cassone da 44 decibel che ti avevano assicurato silenziosissimo ma invece carica come un trombone.
Poi il rumore aumenta, sempre più intenso, e allora ti desti dal torpore, e ti accorgi che il treno, quello che aspettavi quando avevi vent'anni, e del quale, alla fine, ti eri scordato, sta finalmente passando.
Ha il suono della voce di un amico che non vedevi da tempo.
Il trillo che ti tenta con il numero sul display di quella donna che hai così tanto desiderato.
La mail dell'editore a cui hai inviato il tuo romanzo, magari è stato accettato.
E l'esito delle analisi di quello che sembrava solo uno stupido malanno.
Allora rimani lì, inebetito, incerto, come il turista all'incrocio.
Posa da antico romano, iconografica, il libro in una mano, la coperta di Linus sulla spalla come una toga. E ripensi, in un attimo, a tutti i vizi che non hai avuto, le occasioni che non hai colto, le casse del tesoro che non hai aperto, ed anzi hai seppellito di nuovo, cancellando anche le tracce che potessero consentirti di ritrovarle.
E all'amico hai detto che sì, ci sarà l'occasione per mangiare una pizza, e per ricordare i vecchi tempi, lo richiamerai tu; quello che, invece, non farai con quella donna, che le rette parallele sono destinate a non incontrarsi, al limite a salutarsi da lontano con la manina, o a mandarsi i biglietti di auguri.
Perché lei è la tua eroina, ma le emozioni danno dipendenza, lo sai. Non ne avresti mai abbastanza.
E poi, dopo l'euforia, c'è matematicamente la botta, il down.
Una chiamata persa, magari un'altra ancora, poi stupita, chissà, offesa, la smetterà.
E la mail sicuro era solo una pubblicità, meglio cancellarla, chissà, poteva contenere un virus.
Le analisi, si vedrà, un passo alla volta, che le malattie hai voglia ad aggredirle, sono un muro di gomma, usano la tecnica dello judo, sfruttano la tua forza e te la ritorcono contro, invece devi fare finta di niente, fregarle con la finta vulnerabilità, usare l'arte della guerra di Sun-Tzu.
Torna alla tua coperta, lasciati di nuovo avvolgere dal torpore, e magari in sogno confonderai il suono del treno con un gatto che ti fa le fusa, rron rron.
Ancora una volta, come hai sempre fatto, ci metti una pietra sopra.



5 commenti:

  1. … e se invece di torpore fosse tepore? Il calore di una vita fatta di ramoscelli intrecciati come meglio si può, fra le nostre rinunce a priori e i dinieghi altrui...? Quella che, chissà, forse qualcuno segretamente ci invidia, alle prese con amici interessati e invadenti, donne frustrate e appiccicose, agenti infidi e manipolatori… :)
    m.

    p.s. vorrei che andasse tutto bene
    e vorrei saperlo dire meglio

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  2. Lo hai detto bene, con parole intrecciate come meglio non si può.
    Grazie
    G.

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  3. erba di montagna, latte fresco, profumo di legno.. e poi ho perso il resto delle parole, ma queste bastano per un "sms" che forse troverai/ sentirai.

    alla fine il tempo è trascorso tra altri pelucchi, pipì e sogni di pandistelle cercando di capire i diversi livelli di confidenza.

    seeme

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    1. ... senza capirli mai fino in fondo, e facendo come sempre una grossa confusione, in me stesso e negli altri, scappando via di corsa senza accorgermi che ero su un tapis roulant e stavo sempre lì

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  4. E non lo so perché accade così, che si perdano i treni... sarà che c'è un tempo per prenderli e un tempo per perderli. E se passano troppo tardi li si lascia andare, perché magari non sono più quelli giusti.Se tu vuoi andare a Casal dei Porci e ti passa il treno per Carreta Bascula non è che sali sul treno per Carreta Bascula. Aspetti il treno per Casal dei Porci. Oppure prendi un treno a caso, tanto per andare, e a volte ti dice bene, a volte ti dice no.E se ti dice no, allora scendi, e ne prendi un altro. Ma quando fai così sei già partito, sei già in viaggio. E' quando si sta fermi che si pensa ai treni che dovevano passare; se ti muovi pensi solo al prossimo treno da prendere. E non è male... a meno che non odi i treni. Non so se ha senso.

    SAM

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