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lunedì 9 giugno 2014

Il contrario di tutto

Avverto una fitta ripetuta al lato del collo, penso ad un'arteria che si sta occludendo.
L'età è giusta - giusta? - per un infarto. Lo stress, la sedentarietà.
Chiamo un amico medico il quale mi tranquillizza, in un certo senso.
"Le arterie non fanno male, purtroppo. Se così fosse, potremmo prevenire molti problemi".

La lezione qual è? Quella del vecchio proverbio.
Can che abbaia non morde.
Abbiate paura soprattutto dei nemici silenziosi.
Quelli che tramano nell'ombra.
Il ladro che ti entra di soppiatto nella stanza mentre dormi.
Il vicino che appena esci, pure di notte, ti frega il posto auto.
Il cancro che ti corrode le viscere con una metastasi che scopri quando è inutile.

Ci sono persone delle quali ti ricordi soltanto quando muoiono.
Il tuo vecchio professore.
Quel cantante famoso ai tempi belli della tua gioventù.
Il calciatore del quale un tempo sognavi di ripetere le gesta.
La loro morte è l'occasione per ricordarti che sei ancora vivo.
E che una parte di te è morta per sempre.

Vivo in un piccolo paese, quando vado al cimitero conosco tutti.
Diciamo che ormai ne conosco più lì che per strada.
E certe volte, guardando le foto sulle lapidi, mi sorprendo ad essermi dimenticato che quella persona era passata a miglior vita. Perché magari non la vedevo più da tempo, e così per me, sostanzialmente era come se fosse morta da tempo, senza che avessi mentalmente registrato il suo trapasso.
Sono morti e però per me sono vivi ma come fossero morti.
Vivi morenti. Zombie al contrario.

Ci sono organi che se ti va bene ci passi la vita senza accorgerti di avere.
La colecisti. Il pancreas. Le ghiandole di Bartolini.
Il fegato. Alzi la bottiglia chi si è mai accorto di avere il fegato!
Che poi avere il fegato, in molti frangenti, sarebbe servito.
A cambiare davvero vita.
A vivere ogni giorno come fosse il primo.
Che è cosa ben diversa dal vivere come fosse l'ultimo secondo le frasi fatte.
Il carpe diem Oraziano è una stronzata.
Se sai che è il tuo ultimo giorno non penso proprio che te lo godi.
Il primo, vuoi mettere! Pensi di averne tanti altri, qualche sciocchezza te la potrai ben permettere, il tempo per recuperare c'è!

Invece io faccio sempre come lo struzzo.
Nascondo la testa nella rabbia, fino alla fine.

P.S. Questo post come il portiere incerto.
Che non sa proprio dove andare a parare.












6 commenti:

  1. UN tempo andavo nei cimiteri, anche dei paesi che non conoscevo; adesso non più. Ci andavo per capire, credo. Nel cimitero del mio paese ogni tanto ci torno e scopro che persono che io mi ricordo vive e in buona salute invece ora sono morte. Mi spiace non avrel potute salutare. Poi ci sono persone giovani che io non ho conosciuto, perché dal mio paese sono andata via vent'anni fa. La morte io ce l'ho sempre presente... non è che me la ricordo solo quando muore qualcuno. La morte è nella vita ed è impossibile dimenticarsene. Vivo come posso, come so fare visti i limiti che mi riconosco, ormai. Non so fare diversamente, mi sa. E' così... a volte penso non sia un granché, ma a volte mi pare che vada benissimo così... dipende da come mi sento, dalla luce. E morire è naturale... Ho paura del dolore fisico prolungato inutilmente; per il resto non mi resta che fare del mio meglio per non morire prima di esser morta. E se serve, a tal scopo, m'incazzo pure... e anche molto, magari a lungo. Se sono incazzata, se m'indigno, vuol dire che non sono ancora morta, forse.
    SAM

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  2. "Dipende da come mi sento, dalla luce", è una frase bellissima...
    E anch'io mi incazzo per sentirmi vivo. O magari perché ucciderei gli altri.
    Concordo su tutta la linea, Sam, come (Sam)pre :)

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    1. La luce fa la differenza. Ed è strano come tutte le cose che fanno la differenza non le possiamo controllare, no? Perché la luce del sole non è imitabile, c'è poco da fare.
      NOn lo so se arriverei ad uccidere gli altri... presumo di sì, essendo un essere umano. Gli esseri umani, se messi in determinate condizioni, uccidono gli altri esseri umani; ne abbiamo le prove. Cerco di tenermi in condizioni tali per le quali nulla mi porti ad uccidere nessuno; gli eremi vanno benissimo, a tal scopo. Certo son oimpegnativi, ma meno di quel che si pensa.
      Io e te siamo contrari di tutto, Glaurito, mi sa; mi stavo chiedendo se noi siamo quelli che vanno nella direzione corretta e se per caso non è tutto il resto che va in quella contraria... e me lo chiedo tanto per fare, che non cambierebbe poi molto, nel concreto. Se su un treno non ci devi salire, che ti frega in che direzione viaggia? A me non mi frega niente di avere ragione, ad esempio. M'accontento di pensare. Forse ci faccio un post... o un blog, prima o poi.

      SAM

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  3. "La loro morte è l'occasione per ricordarti che sei ancora vivo.
    E che una parte di te è morta per sempre."
    ho sempre pensato che ci fosse un modo per esprimere a parole questa intima contrapposizione di sensazioni e tu l’hai trovato
    sulla questione degli zombie preferisco non commentare: non l’ho capita e quindi niente :)
    apprezzo anch’io il commento di SAM, sia per come espresso che nel merito. e rilevo – con qualche disappunto – come a me risulti difficile incazzarmi, o meglio, esprimere la mia indignazione in modo efficace…
    che dite, è ora che io segua la luce?
    :D
    un saluto ad entrambi
    m.

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    Risposte
    1. Dunque nello stesso periodo ho detto una frase significativa e una del tutto incomprensibile... Mi ritengo molto soddisfatto, spesso il rapporto è 2 a 0 per l'incomprensibilità!! Nemmeno io, a rileggerla, ho capito che significasse la cosa degli zombie, in effetti. Lì ero proprio il portiere che non sapeva dove andare a parare :D

      Indignarsi in modo efficace. In Italia è ormai impossibile, in generale. Nell'ambito dei rapporti interpersonali è invece un esercizio, se inutile nel merito, benefico per la salute. A patto che l'indignazione sia urlata. E' lo stesso scopo del kiai (l'urlo del karateka), serve a scaricare la tensione. E' scientificamente provato che chi NON si tiene tutto dentro, ma ad ogni sopruso vero o presunto (fosse anche l'aver sbattuto contro uno spigolo) reagisca subito o urlando, o dando un pugno da qualche parte ecc. A casa mia non ho più rapporti da tempo con molti spigoli, però mi sento leggero quando li incontro, non ho rimorsi, ho detto loro quel che pensavo.

      Seguire la luce... spesso quella in fondo al tunnel è un autotreno.
      E non depone a favore neppure la fine che fanno i moscerini.
      Però se ci si riesce, beh, soprattutto nelle piccole cose quotidiane, è una bella cosa. Ti consiglio una canzone recente di Finardi, "Lei s'illumina" (o almeno credo che il titolo sia questo, l'ho scaricata abusivamente, sul mio stereo si chiama traccia 3). Grazie di essere passata :D

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  4. tipi puntuti, gli spigoli. da trattarsi con circospezione o - meglio ancora - da cui girare al largo :))
    sei forte, g.!

    la luce da seguire è quella che porta all'altro mondo, visto che - seguendo il ragionamento di sam - sono già morta e non lo so. proprio come quegli spiriti riottosi e petulanti dei telefilm americani alla ghost whisperers, incapaci di togliersi dalle... scatole di loro sponte.
    mmm... mi sa che ho capito la storia degli zombie... :D
    m.

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