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martedì 5 agosto 2014

La banalità del mare

Zahid se ne frega. Con la sua veste di lino bianco che protegge dal sole la pelle ambrata volteggia fra gli ombrelloni come un pulcinella di mare. Indifferente alla nostra indifferenza.
Si siede quando ne ha voglia e se è in vena ti racconta la sua storia.
Che non è fatta come noi presunti benestanti pensiamo di fughe dalla fame e da paesi sconfitti.
Zahid è un insegnante elementare al quale conviene arrotondare lo stipendio con quest'attività da vu cumprà in Italia. "Non sono un disperato", mi dice. E gli leggo negli occhi il pensiero che i disperati siamo noi. Che quando fingiamo di non avere soldi per non comprare magari una volta era uno scherzo ma ora la verità non è poi così lontana.
Negli ultimi anni è aumentata la forbice fra i poveri e i ricchi. Chi ha di più ha sempre di più, e chi ha di meno non ha più quasi niente. Ma noi della zona grigia, in Italia, nel sud dell'Europa e nei paesi del nordafrica e del medio oriente, ci stiamo avvicinando, ci stiamo compattando.
Loro che dribblano gli ombrelloni e noi che ci siamo sotto, con la testa nella sabbia come gli struzzi, non siamo più così diversi. Inutile cercare la fuga alle loro spalle, non li insegue nessuno.
Le storie che ci raccontano non accomunano più il loro presente al nostro passato di emigranti.
Sono storie quotidiane di un presente faticoso al di qua e al di là del mediterraneo.
Non osserviamoli con stupore, con pietà o addirittura con disprezzo.
Sono persone come noi, sono il nostro specchio, non il ritratto di Dorian Gray.

Il titolo del post cita in maniera che potrebbe sembrare irriverente e me ne scuso l'immortale saggio di Hannah Arendt (La banalità del male) sul processo ai gerarchi nazisti dalle cui deposizioni non emergevano profili di chissà quali serial killer ma di persone dalle vite ordinarie, in cui il male era diventato parte integrante del quotidiano accanto alle letture, la pappa ai bambini e le feste di compleanno. 

3 commenti:

  1. Quel che mi interessa dello straniero è la sua storia, appunto. Perchè nelle storie ci si può specchiare e a volte vedersi per la prima volta. sam

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  2. Io adoro ascoltare le storie degli altri, la penso esattamente come te. Hai scritto una frase bellissima, Sam, grazie!

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  3. Hmmm... ci devo venire più spesso qui, che mi fai sempre i complimenti!! :) Se scrivi più spesso, ci vengo più spesso! :P sam

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