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sabato 13 dicembre 2014

L'assassino dei tempi morti

Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo. Sì, ma a che pro? Per scoprire la polvere che c'è sotto? Non è meglio continuare a mantenere lo status quo? E perché oggi mi vengono in mente tante domande, incluso questa? Forse perché ogni giorno che passa le nostre certezze svaniscono, quando i media ci rimbalzano continuamente notizie difficilmente comprensibili. Madri che uccidono i propri figli senza alcuna ragione (come se potesse mai essercene una) e continuano a negare di averlo fatto, violando di nuovo la memoria della carne della propria carne. Cantanti che muoiono su un palco chiedendo scusa, e persone che filmano la scena e inescusabili la pubblicano dovunque, incuranti del fatto che si nasce e si muore soli e che se è successo davanti ad una folla è stato soltanto un incidente non un evento da perpetuare ad libitum. Politici nuovi che fanno rimpiangere i vecchi, che già ci facevano rimpiangere quelli più vecchi ancora, con la paura che un giorno dovremo dire si stava peggio quando si stava meglio ed accettare ancora una volta di consegnarci armi e bagagli a chi ci porterà, come settantacinque anni fa, verso un baratro ancora più grave di quello economico, morale e sociale che già viviamo. Mondi di mezzo che noi che viviamo in mezzo al mondo ce n'eravamo accorti da decenni che il marcio non era soltanto in Danimarca, che se non dici minchia ma cazzo non vuol dire che non sei mafioso. E allora ti dici che c'è poco da rimboccarsi le maniche, che è davvero meglio che i progetti che avevi sul tavolo li torni a chiudere nel cassetto, che c'è poco da rammaricarsi, come facevi una volta, delle giornate prive di sogni e di ideali, in una parola del tempo sprecato, di quando pensavi sono vivo e perciò lo scrivo. Ormai faccio il contrario, lascio che il tempo scorra e mi illuda che non è soltanto una convenzione. Scrivo per sentirmi vivo anche se non serve a niente. Scappo dalla gente, fingo che sia composto di voci reali il coro che sento nella mia testa, quello che leggo a margine delle mie futili parole. E mi illudo ancora una volta che non sia colpa mia il vuoto che avverto. Anche se in alcuni momenti di lucidità, come questo, sono consapevole che per certi versi sono io stesso l'assassino dei miei tempi morti

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