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venerdì 24 aprile 2015

Asocial network

Nella vita reale non esci, non vedi nessuno, il tuo migliore amico fa di cognome Di Vano?
Eppure, trascinato dalla moda imperante, e dopo aver resistito per anni, sei costretto ad iscriverti ad un social network. Perché lo fanno tutti, perché ti sei scocciato di fare lo snob, o di giustificare le ragioni della tua assenza con battute scontate e morettiane del tipo "mi si nota di più se ci sono o se non ci sono?".
E ora? Dopo aver osservato a lungo prima di agire, come i bambini, per imparare, ti trovi a dover ammettere che non hai capito proprio nulla.
Non hai capito ad esempio perché, se ti ingegni con il sudore della fronte a scrivere una cosa che ti sembra intelligente e ti aspetti chissà quante notifiche, non ti caca nessuno, e poi basta un gattino che precipita da una scala per avere migliaia di condivisioni.
Non hai neppure capito cosa siano i selfie. Ai tempi tuoi si chiamavano autoritratti. O seghe.
Non sai nemmeno cucinare, e quindi non puoi postare la foto della torta. E non vai mai a cena fuori, per effigiare quei gustosi manicaretti che comunque la tua colite nervosa non ti permetterebbe di assaggiare.
Non ti capita mai niente di interessante, o meglio: a te il tale evento sembrava piuttosto curioso e simpatico, e lo hai pure scritto, ma dal (non) riscontro che ne hai ti rendi conto con il massimo stupore che era invece molto più virale un rutto.
E quindi ti trovi a lottare (e spesso a perdere) con la tua autostima, che ormai si misura a colpi di "like".
Ma per te che stai tanto bene a casa tua da solo, col telefono staccato, le pile scariche, un panorama incantevole da guardare rigorosamente da dietro i vetri, non sarebbe molto più appropriato iscriversi ad un asocial network? Pensaci! Un facebook dove invece di avere amici hai "indifferenti" (potresti chiedere e dare l'indifferenza a tantissime persone, molte di più dei quarantadue amici raggiunti a fatica su fb); dove il tuo "stato" è il Tibet; dove sotto ai post non si mette "mi piace" ma "non disturbare"; dove invece di pubblicare foto di deliziosi animaletti si postano cani rognosi; dove i selfie si fanno come un'immagine segnaletica con sopra il fumetto con scritta "che cazzo hai da guardare?".
Forse sarebbe proprio la soluzione ideale, per tipi come te.
Che invece, fra le mille cose che avresti da fare, stai lì a pensare ad una frase divertente, ad una foto che abbia un punto di vista diverso, ad un pensiero ancora non pensato.
E invece di fare qualcosa di utile, anzi di necessario, come andare a pagare le bollette scadute, sei lì in fila per comprare un gattino.

2 commenti:

  1. È vero. Non riuscirò mai a capire - come sul blog del resto - le folli dinamiche dell'acchiappo consensi. Ti frantumi il cervello pensando chissà i Mi piace a gogo'.. e non ti caga veramente nessuno. ..pigi tasti a casaccio..e giù delirio di risposte. ..bah!

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    1. Vivere e scrivere a cazzo è sempre il criterio migliore per riuscire. In Italia siamo pieni di esempi 😉

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