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sabato 23 aprile 2016

Vent'anni dopo.

Vent'anni dopo.
Dumas intitolò così il ritorno dei Tre moschettieri. Guccini, nell'88, ricordando la Primavera di Praga un'illusione di rivoluzione dissoltasi due decenni prima fra i cingoli dei carri armati russi, chiamò "Quasi come Dumas" una raccolta di canzoni di quel periodo.
Come scrittore non ho nulla a che vedere con il genio francese dell'800, e come cantautore non posso neppure accordare la chitarra al poeta di Via Paolo Fabbri 63, ma con entrambi posso almeno condividere l'inevitabile consapevolezza del tempo che passa, e il bisogno di parlarne per provare in qualche modo ad esorcizzarlo. Perché come il malato di alzheimer che dimentica di esserlo e guarisce, così spesso mi viene facile fare come lo struzzo, nascondere la testa (e gli ormai pochi capelli) sotto la sabbia sperando che i giorni scorrano oltre dimenticandosi di me. Ma come si spiega in 22.11.63, il romanzo capolavoro di King sui viaggi nel tempo, ben trasposto in una recente serie TV, quando vuoi fottere il tempo, devi stare attento, spesso è lui a fottere te. Così mentre io mi illudo che la mia professione sia una scelta ancora precaria, un'occupazione temporanea, che un giorno non lontano potrò finalmente riuscire a dedicarmi a tempo pieno alle mie passioni, farne un lavoro, oggi per caso sistemando lo studio mi è caduto l'occhio sulla mia pergamena di laurea appesa al muro. Quel documento che ho sempre considerato niente più che un pezzo di carta ("devi avere il pezzo di carta", intimavano i miei, quando chiudevo i libri anzitempo per correre a suonare da qualche parte), sta incorniciato nello studio più per dovere che per convinzione: come se dovesse essere presto sostituito dalle foto dei concerti o dei premi letterari. Sta lì giusto qualche mese, ho pensato.
Ma togliendo la polvere ho visto la data e non potevo credere ai miei occhi: il Magnifico Rettore conferiva al sottoscritto proprio oggi la laurea in giurisprudenza. E quel 24 aprile, assurdamente, era del 1996.
Vent'anni fa. Una vita.
Senza accorgermene davvero.
Continuando a fare le stesse cose, a lavorare continuamente che tanto è un passaggio, a vivere senza farlo davvero, illudendomi immune e poi riportato alla realtà da quella pergamena in cui il nome non doveva essere il mio ma Dorian Gray, un ritratto che ha assorbito e inchiodato al muro senza che me ne accorgessi le mie rughe e le nefandezze del tempo.
Penso di scrivere qualcosa, mettere su carta e allontanare dal cuore ormai fragile lo sciocco stupore di questa scoperta.
Poi sento una voce che mi chiama, delicata e a modo suo imperiosa. Papà, è pronto!
Un momento, rispondo.
Ma lei mi viene accanto con passo leggero, mi toglie di mano il telefono e sfiora la guancia con un bacio.
Vieni, non far passare troppo tempo, ti aspettiamo.
No, tesoro. E sorrido pensando che in fondo non tutto il tempo è passato invano.

9 commenti:

  1. ti chiedo, mi chiedo: ma vent'anni dopo è una dispersione dei sogni o un arricchimento della vita? con buona pace di marzullo penso che la risposta non sia o questo o quello, ma una somma da accettare di malinconia e fiducia d'essere.
    e non toglierla più la polvere, che è la patina che mantiene integro il passato.
    massimolegnani

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    1. Quanto hai ragione sulla polvere!! Non andrebbe mai tolta, anzi conservata gelosamente. Alla polvere puoi chiedere (v. John Fante), puoi cantare (v. Ruggeri), puoi rapportarti fra passato e inevitabile futuro (v. Vangelo, polvere sei e ritornerai)...
      Quanto al valore da dare a vent'anni trascorsi, trattandosi di fatto e non contratto, ed essendo io giurista, direi che si è usucapita un pezzo di vita! 😊
      Grazie di avermi letto e della traccia che hai lasciato, Massimo.

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  2. Un tizio di nome Lennon scriveva che "la vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti".
    Ho pensato a questa frase dopo aver letto il tuo post.

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    1. Se alla vita sostituisci la morte la frase fila uguale (magari così la pensava Mc Cartney 😅). Scherzi a parte, onorato di averti ricordato un grandissimo, pur se immeritatamente 😊

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  3. Nell'epilogo del post sta la risposta ad ogni tuo dubbio o rammarico. Avanti così, caro Giovanni!

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    1. Proprio oggi ho finito di rimettere a nuovo (diciamo così) un romanzo breve scritto tempo fa, e alla fine c'era la data, 1996. Ancora vent'anni fa. Forse che tutto è stato già fatto e ormai ci tocca solo fare manutenzione? Che ne pensi, Silvana? (Anche se, non conoscendo la tua età, potresti essere benissimo nella prima parte del percorso, anzi te lo auguro 😊)

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  4. Ho letto questo post con trasporto, mi sono sentita chiamata in causa e mi è scappato un sorriso triste.
    Il mio pezzo di carta se ne sta lì inutile a far la polvere, all'inizio pensavo di aver realizzato il sogno della vita ma le condizioni lavorative e la crisi mi han fatto presto ricredere.
    Certo come dice Steve Jobs i puntini prima o poi si uniscono e l'aver studiato psicologia mi ha dato un punto di vista sul mondo particolare che posso usare nelle mie amicizie, nei viaggi e nella scrittura.
    Quindi, ricapitolando, il liceo non mi ha preparato a un mestiere ma mi ha insegnato a studiare, aprendomi tante porte.
    La psicologia non mi ha dato da mangiare ma mi ha regalato un punto di vista che mi ha aperto tante porte.
    Quando mi son trovata davanti a tutte quelle porte ho preso e me ne sono andata, non sapevo quale scegliere! :D

    PS: il tocco famigliare in conclusione è la ciliegina della torta, anche se la mia anima stupidera mi fa sentire in sottofondo i pensieri della mogliettina... "ho lavorato, pulito e cucinato, ti decidi a lavarti le mani e sederti a tavola, o ti devo pure imboccare?!?" :P

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    1. Conosci "Sotto il segno dei pesci"
      di Venditti? Da sempre mi viene un brivido quando - io dei pesci - arrivo a cantare che "Giovanni è un ingegnere che ha bruciato la sua laurea.. vive solo di parole". Io la mia non l'ho bruciata, laurea in legge e avvocato da vent'anni, eppure, l'ho scritto nel post, sento di aver bruciato la vita. Tu cosa fai, invece, Lisa? Quale alternativa hai trovato alla psicologia? E di che segno sei? 😊

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    2. Mi dispiace che tu ti senta di aver bruciato la vita. Spero sia solo un'emozione passeggera. Forse se ti fossi dedicato alla carriera non avresti potuto essere il fantastico uomo di casa che sei. Si sente da come parli della tua famiglia.

      Io sono bilancia e al momento faccio l'immigrata che aspetta le carte. Sai che carriera! :D

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