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sabato 3 dicembre 2016

L'irriconoscenza

Ho letto un dramma di Pietro Carbone (uno scrittore del mio paese, mio amico, che ci ha lasciato qualche anno fa), "L'irriconoscenza", del '61.
Trama semplice, senza sorprese, ma personaggi forti, un po' alla Hugo, se riesco a spiegarmi.

E mi sono ritrovato a riflettere sull'amore come riconoscenza. Non quello apertamente do ut des, tipo mi dai l'esame o una raccomandazione e in cambio vengo a letto con te. No, quello più sfumato del mentore, o quello del datore di lavoro generoso, dell'amico/a che si prende cura e ti sta vicino in un momento particolare, e che normalmente non terresti in considerazione.
Un amore che sa di tenerezza ma che sconfina nella pena. Un amore che può essere approfittamento.
Quella però è forse l'unica strada dell'amore con il passare degli anni. Oppure una facile scorciatoia. Ma a quel punto non è meglio un amore comprato? Con un prezzo, senza illusioni.

E mi sono trovato a fare queste considerazioni pensando a come mi sarebbe piaciuto parlarne con l'autore, invece non è capitato.

E anche al potere della scrittura, della letteratura. Che sei lì a buttare giù dei pensieri, a scrivere storie su una vecchia Olivetti. E qualcuno ancora neppure nato ne parlerà 55 anni più tardi.
Ad amici quasi immaginari, su una tastiera touch, con parole fatte non di inchiostro ma di bytes, che nessuno ricorderà non fra 55 anni ma neppure fra 55 minuti...

3 commenti:

  1. L'era del virtuale.. dove tuitto sparisce in un amen, ma dove, curiosando per la blogosfera, puoi trovare blog cimitero, luoghi morti, pianeti abbandonati, dal silenzio spettrale, le ragnatele sulla porta, ma - la porta appunto - aperta. Si entra nella semioscurità, si legge l'ultimo post di febbraio 2001 e poi si guarda intorno.. dove sarà finito il proprietario? Dove avrà traslocato i suoi files, i sospiri, le urla?
    Non è un po' come trovare un vecchio libro su una bancarella di mercatino?

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  2. Sono messaggi in bottiglia, ultimi riflessi di una stella morta, cene apparecchiate per te in una frittura dello spazio-tempo. Perché a volte è intrigante nascondersi ma è più consolante essere ritrovati...
    grazie dell'inatteso passaggio

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