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sabato 28 gennaio 2017

Train de vie

Durante i lunghi viaggi in treno adoro osservare le persone. Si crea quell'intimità un po' voyeuristica che ti permette di guardare gli altri fregandotene del pudore. E allora ti perdi a immaginare le storie che stanno dietro, accanto, di fianco alla coppia calabrese sessantenne, la moglie dittatrice e il marito succube, alto un metro e qualche pollice, strutturato per treni ottocenteschi con il vano portabagagli ad un'altezza consona alle stature medie dell'epoca, e del tutto inadeguato a riporre, senza una scaletta, il proprio giaccone in alto nel ripiano che per lui deve essere come la cima dell'Empire State building. E poi c'è la coppia così esteticamente male assortita di lei bellezza olivastra e lui albino dai capelli lunghi e la vista geneticamente corta che si sparano selfie, e io mi chiedo curioso quale filtro usino e se magari le loro foto siano in bianco e e nero o magari in negativo. E la signora che si è addormentata mangiando il panino ed è rimasta così, con il gomito flesso e ad ogni sussulto del vagone sui binari dissemina briciole sul suo maglione rosso. E poi c'è la ragazza bionda di fronte a me, che legge fotocopie rilegate di un manuale di sceneggiatura cinematografica, ma ogni pochi paragrafi si guarda nello smartphone, si sistema i capelli, forse lo usa come specchio o magari anche lei, con i selfie, documenta i segmenti di questo viaggio, consapevole che non è il tempo a trascorrere ma siamo noi a cambiare, chissà quanto impercettibilmente, in ragione dello sguardo che gli altri posano su di noi. Al quale ci adeguiamo, a volte, cercando di essere non tanto quel che non siamo, bensì proprio quelli che siamo, convinti a torto o a ragione che possa essere, quella consapevole, la nostra versione migliore. Il signore di mezza età è andato in bagno (speriamo la carta igienica sia in basso), la ragazza di fronte a me continua a passarsi le dita fra i capelli, nel finestrino scorre una nuova stazione. Non è ancora la mia, e nuovi passeggeri stanno salendo a bordo. Il viaggio nelle loro vite può continuare.

7 commenti:

  1. Mi hai involontariamente (oppure no) ricordato un film meraviglioso.. quel Train de vie che ci sta proprio bene in questi giorni della Memoria presto destinati a (ri)diventare giorni qualsiasi...

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    1. quando ho pensato al titolo da dare a questo racconto, e mi è venuto in mente Train de vie ho esitato per un attimo, ma poi l'ho considerato un altro piccolo appunto per non dimenticare. Un post-it, diciamo 😊

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  2. Per fortuna non è la tua stazione così puoi continuare a fare people-watching e aggiornarci sui nuovi personaggi che salgono sul treno.

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    1. Lisa, mettiamo salissi tu, che viaggiatrice descriverei? Dimmi, che sono mooolto curioso 😊

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  3. Quando viaggiavo la mia ricetta era semplice: zaino, infradito e hola hoop!
    Quel che coglieva maggiormente l'attenzione era l'hola hoop ovviamente, non solo perché in certi paesi non è ancora (tornato) di moda, ma perché era colorato e per trasportarlo si poteva collassare e mettere a tracolla. La gente non capiva cosa fosse, sembrava un arco per le frecce. In Messico mi avevano appioppato il soprannome Diana!

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    1. Se ti avessi incontrata saresti finita di sicuro in un mio post! E anche oggi, come Diana, sul Freccia rossa faresti proprio una splendida figura!! 😄😊

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