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sabato 10 novembre 2012

L'ultima cena

Uno passa la vita a temere la morte, a provare in tutti i modi ad esorcizzarla, invano.
Poi, a quarantatré anni suonati, per caso, la soluzione.
Per far sì che la vita abbia perso ogni interesse, in modo che l'arrivo della morte ti sia indifferente, anzi, addirittura agognato, occorre partecipare, come ho fatto io ieri sera, ad una cena.

Appuntamento al ristorante alle 21. Un ristorante molto fuori mano.
Da una ventina di persone che dovevano partecipare siamo in sette.
Non conosco gli altri sei.
Altri due devono arrivare, ma fanno "un po' tardi".
Ordiniamo alle 22.45 (ora in cui io di prassi, dopo avere già ampiamente cenato e digerito, sono a letto felice a leggere due righe di un romanzo qualsiasi prima di crollare).
Alle 23.10, dopo avere fintamente ascoltato chiacchiere delle quali non m'importava un fico secco, dopo essermi morto di freddo (forse perché la mia temperatura basale è 35.6?), vinto dal sonno e dall'abulìa, dopo avere già fatto incetta di qualsiasi cosa fosse caduta sotto il tavolo vuoto - briciole, tozzi di pane raffermo, ghiande - per placare la fame, avere invano invocato un incendio, un terremoto, l'Apocalisse, ho fatto finto di ricevere una telefonata (ma tanto non mi cacava nessuno e la cosa era ampiamente reciproca) e, siccome la persona con cui ero arrivato voleva restare, ho salutato e me ne sono andato a piedi a casa, al buio, per un paio di chilometri.
A casa dormivano tutti, il frigo era vuoto come il mio stomaco, il fuoco del caminetto spento.
In quel caso, la morte sarebbe stata una visita sgradita?

E' che a quarantatré anni suonati la pazienza è finita.
Si vuole fare soltanto quello che si vuole fare.
Pleonastico, ma è così.
E se non è possibile, se la cosa si fa difficile, non è più tempo di lotta.
Si scappa finché si può.
E altrimenti, dono gli organi.
Tanto, nemmeno suonare mi riesce più come una volta.






4 commenti:

  1. Io ne ho meno di 43, ma pure a me va di fare quello che voglio fare! Anche perchè poi non ne avrò più 38 e a la cosa mi mette in testa il tarlo del "ma sì, chissenefrega!" E se fossi stata al tuo posto, semplicemente non ci sarei andata a quella cena. Però io ero al mio posto, aletto, a leggere il mio romanzo, prima di corollare. Sembra triste, ma a me pare normale.

    carta velina

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  2. Più che carta velina, sei un fiore.
    Che la sera legge prima di "corollare" :)

    P.S. eh, certo, non ci dovevo andare, dovevo DESISTERE !!!

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  3. Fu raptus veggetale! pardòn.
    Desistere, sì, desistere...
    però immaginavo la passeggiata notturna
    e la immaginavo non pessima
    e ho immaginato che se si sta leggeri alla sera, si dorme meglio.

    come da corollario

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  4. stai ancora cercando di desistere? O__o
    sam

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