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venerdì 24 maggio 2013

Questa è la mia vita

Per tuffarsi nel tempo perduto, si sa, non c'è nulla di meglio delle canzoni.
 
Un viaggio di otto ore in macchina con tutta la discografia di Ligabue appositamente nel lettore, con gli amici pure loro appassionati, a ricordare i tanti aneddoti, la prima volta che io portai al mare quella cassetta tarocca comprata da un marocchino, "Balliamo sul mondo", e a predire che quello lì, quello sconosciuto con la voce roca, sarebbe diventato famoso.
 
E lungo l'A1 a cantare a squarciagola Lambrusco e pop corn, coprendo la voce del navigatore che provava invano a consigliare l'uscita a 200 metri, invece saltata allegramente, e ancora a rispondergli "Questa è la mia vita!", quando quello insisteva, stremato "fare al più presto inversione di marcia".
 
E a confrontare da veri intenditori le due diverse versioni di "M'abituerò", scoprendoci tutti concordi nel preferire quella di vent'anni prima, dalla metrica approssimativa, ma intrisa del dolore di una delusione vera, come quelle che per amore puoi provare solo a vent'anni, e che tutti, beneomale, sapevamo di cosa si parlava. Si parlava dei giorni dell'università, dei domani neppure abbozzati, dei propositi buoni solo ad impegnarci ad arrivare al mattino successivo, e delle persone appena sfiorate eppure ancora presenti in certe notti di pensieri, e di quelle con cui invece hai fatto un bel frontale, e che non è il male nè la botta, ma purtroppo il livido perenne, una cicatrice col punto a croce.
 
Da una canzone di Ligabue, se hai un po' di tempo libero e voglia di holding back the years (ah, il vecchio Mick Hucknall), t'infili in un percorso che ti porta, in una sera piovosa di maggio, a rileggere Altri Libertini di Tondelli, e trovarlo straordinariamente inattuale proprio come te stesso, poi a metterti al pianoforte con i vecchi spartiti e suonare le tue canzoni, quelle che componevi nello stesso periodo in cui nell'aria del tuo borgo, a mille chilometri, girava la stessa brama di vita di Correggio e gli argomenti non potevano che essere gli stessi, tutti via a seguire una morbida scia, come se la pioggia che senti battere sui vetri fosse la stessa che rigava il parabrezza della 500 sulla strada per Ascea, quando non bastava il tergicristalli, e non bastavano le risate, le mani, i sogni di rock and roll.
 
Invece, quando si fa troppo tardi e la musica finisce, che domani si lavora, che i condomini reclamano, che tua figlia poi magari si sveglia e sono cazzi, allora ti accorgi che l'acqua ai balconi è acqua nuova, nè peggiore nè migliore, ma diversa, come quello che ci si specchia, ancora una volta sorpreso di quello che possa fare la percezione delle cose, che siamo fantasmi e non ce n'eravamo accorti, come in quel racconto, Willa, andatevelo a leggere, del King (Al crepuscolo), che in una trentina di pagine se sei superficiale ci trovi solo un raccontino horror, ma se ti ci soffermi un po', se guardi appena più in là del tuo naso e leggi tra le righe, capisci tutto, e allora non ti resta che sederti tranquillo con un drink in mano e aspettare che dopo questa che era l'ultima canzone la band magari farà un altro pezzo. E lo sanno tutti che i più belli arrivano coi bis.

5 commenti:

  1. E' una vita difficile, vita intensa...

    stile

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  2. Vita intensa? Forse quella delle canzoni! :)))

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  3. Scatole cinesi o effetto matrioska, se preferisci. E’ quello che mi richiama alla mente questo post.
    Capirlo compiutamente implica il cercarsi
    1 – le canzoni di Ligabue
    2 – il libro di tondelli
    3 – il racconto di king
    delle prime conosco solo le più famose, il resto infatti mi è
    sconosciuto.
    mi ci vorrà del tempo...
    i colori pastello della nostalgia, quelli sì li riconosco. e il
    tratto lieve con il quale siamo soliti ritrarre quel che
    eravamo, ben più indulgente di quello che usiamo per disegnare
    quel che siamo ora.
    saluti. m.

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  4. Mi piacerebbe davvero che da questo post nascesse la voglia di ascoltare quelle canzoni, leggere il libro e il racconto: sarebbe una straordinaria condivisione di emozioni a 365 gradi come dice chi parla bene;o magari, se non piaceranno affatto, sarà stata una condivisione a 90 gradi :)

    ... per il resto, su come siamo ora, c'è ben poco da essere indulgenti, che fine abbiamo fatto fare ai meravigliosi e arditi "Sogni di rock & roll?"; pensa che in questo momento ho la scrivania ricoperta nel (dis)ordine da:
    - ricorso per perdita di possesso di autovettura;
    - richiesta di risarcimento danni da incidente a scuola;
    - procedimento penale per abuso di ufficio;
    - fatture e tasse da pagare ecc. ecc.
    Dunque, che vuoi indulgere? I colori pastello dovrei ficcarmeli in un occhio! :))
    E l'altro giorno invece sono stato ad Assisi, la straordinaria emozione della veste lisa indossata da S. Francesco ... Ne parlerò in un prossimo post, se trovo le parole giuste per definire l'enorme contrasto tra cosa siamo e cosa dovremmo e potremmo essere.

    Esagerato nel controcommento, eh??

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  5. no.
    ottimo e abbondante.
    son satolla :D
    m.

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