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martedì 9 aprile 2013

M'appauro

Costruito sintatticamente come l'amarcord ("mi ricordo") in romagnolo, o il "to be afraid of" anglosassone, il m'appauro ("ho paura") campano ha più significati. Dal puro e semplice aver paura (m'appauro quanno lampa = ho paura dei lampi), al paventare un evento (pensi che pioverà? M'appauro=penso proprio di sì).
 
Da ragazzo, come molti, ero appassionato di film "di paura".
Quelli anni '50 (le varie mummie, i dracula, i mostri della laguna nera), ma anche i classici degli anni '70 e 80, come Poltergeist-demoniache presenze, ambientato in una casa costruita su un antico cimitero indiano, dal quale scaturivano oscure apparizioni che terrorizzavano gli ignari inquilini.
Raccontavo a mia figlia della "maledizione" di quel film, che molti di coloro che ci lavorarono fecero una brutta fine; mi ero allargato anche alla maledizione di Tutankhamon, alle misteriose morti della spedizione di Lord Carnarvon. Lei mi sorprese con un altrettanto pauroso aneddoto.
"Sai, anche il mio compagno Bartolo mi ha raccontato una storia del genere. Dice che lui fece una puzzetta in faccia ad un cane per sei giorni consecutivi, ed al settimo il cane morì".
 
Attacchi di panico. Paura allo stato brado, incomprimibile ed incontenibile.
Spesso mi capita durante un bel film, o nei momenti di serenità.
Penso alla morte. Prendo consapevolezza della sua ineluttabilità. E grido. Improvvisamente.
La paura mia si associa a quella di chi si trova per caso accanto, che soprassalta.
E le scuse sono patetiche, una fitta, un dolore improvviso.
Ne parlai da qualche altre parte, del rimedio di mordermi una mano, per avere un dolore momentaneo più intenso di quello dell'anima che mi riporti alla calma.
E del sogno di tuffarmi in un mare di ortiche.
 
M'appauro. Uno dei tanti titoli di un romanzo che non scriverò, di un racconto già narrato, del quale il finale è ampiamente spoilerato.
 
Oggi piove di nuovo, un altro giorno di pioggia.
Il meteo parlava di una giornata serena e dalle temperature gradevoli al centro-sud.
Non è così, nè nel centro-sud Italia e neppure nel mio centro-sud.
Freddo, cristalli di ghiaccio. Al nord, alla testa, nebbia; quella che favorisce post del genere.
 
Le paure ancestrali, le più diffuse.
Il terrore di essere sepolti vivi.
Io sono fuori posto anche in questo. Magari fossi sepolto vivo.
M'appauro, invece, che sarò sepolto morto.
 
 



4 commenti:

  1. che belle le espressioni dialettali. quelle campane poi... questa non la conoscevo, ma conosco - per gli effetti che provoca in persona a me vicina - la paura improvvisa e apparentemente immotivata degli attacchi di panico.
    c'è poco da fare: per ridimensionare quel che c'appaura ci vorrebbe più cazzimma e meno pucundria
    saluti
    m.

    p.s. chiedo venia per eventuale uso inappropriato di lingua straniera :)

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  2. no, anzi m'appauro che il tuo uso dei termini dialettali sia parso più appropriato del mio! :)
    Ma se la mia lingua ti è straniera, qual è la tua?

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    1. il barese.
      sai, vorrei essere articolata e convincente nell'esporre le ragioni che mi portano qui spesso e volentieri - pur commentando di rado -, ma la farò breve: hai una bella scrittura (e non parlo di calligrafia)e la usi per esprimere "luoghi" non comuni.
      pertanto, gradirei assai continuassi così.
      grazie. m.

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  3. ... che in fondo sono anche le mie ragioni, dall'ottica opposta :)

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