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domenica 13 ottobre 2013

La casa delle zanzare

La prima notte che provammo a dormirci, la trascorremmo con una pantofola in mano, cecchini di zanzare. In quell'appartamento non viveva nessuno da anni, ma era ancora arredato, ricolmo di oggetti polverosi, libri, vestiti, scatoli e scatoloni dei proprietari che, trasferitisi altrove, avevano lasciato lì la loro roba, ricettacolo di acari e, appunto, di zanzare da troppo tempo a dieta.
Ne contammo ben cinquantasette prima di finire stremati, arresi, addormentati, in balìa delle altre, che videro premiata la loro pertinacia.
Ed infatti al mattino dopo ci vergognammo di andare all'università, tanto eravamo martoriati in viso e su mani e braccia da decine e decine di punture.
Ho ripensato ieri alla "casa delle zanzare", chiacchierando con un'amica di Salerno e dei tempi andati.
Ci vivemmo per un anno, io e il mio amico Francesco, nel lontano 1992.
Ma non furono solo zanzare, anche ricordi divertenti, alcuni indimenticabili.
Le spaghettate notturne, il nascondino, gli amici e le chitarre, l'immancabile cornetto all'alba da Chez Lucien, sotto casa.
Ma la cosa più importante, fu quel che la casa mi insegnò, con i suoi tesori nascosti.
Trascorsi gran parte di quel tempo in compagnia di annate intere di vecchi Linus, la famosa rivista a fumetti diretta dal grande Oreste del Buono; conobbi il lessico famigliare di Natalia Ginzburg e l'ironia bonaria di P.G. Woodehouse, i gialli matematici di Agata Christie e le passioni sfrenate di Charles Bukowski...
Poi l'anno passò, la casa, in via Parmenide a Salerno, era mal collegata con l'università, e allora ci trasferimmo più vicini, a Lancusi, e la storia continuò ancora per un po' con altre case, persone, tesori, pacate vittorie e scintillanti sconfitte.
Ieri mi è tornata in mente, dopo più di vent'anni, la casa delle zanzare.
In una vita ogni giorno, ahinoi, più lunga, gli anni trascorsi, un tempo difronte a noi, grandi e grossi, in lontananza ormai appaiono briciole. Ma siccome in queste, tutto sommato, c'era un bel po' del mio sangue, non volevo ancora dimenticarmene.

3 commenti:

  1. L'autunno porta a nostalgiche ed ematiche rimembranze, è vero. Nel lontano 1992 io spinavo birre e tritavo cipolle; pareva che quello sarebbe stato il mio destino per gli anni a venire... ero confinata in un rifugio a 1700 metri e vedevo persone che arrivavano e partivano, tutte diverse, tutte con storie che si portavano da chissà dove e verso chissà dove. E ero io, ogni giorno, sempre io, sempre uguale e non crescevo, me ne rendevo conto. Allora lasciai tutto e mi trasferii a fare una vita di appartamenti condivisi, più o meno simile a quella che racconti tu. Era per dirti che un po' ti capisco.
    SAM

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  2. Tu almeno spinavi birre, le zanzare spinavano me. Comunque, hai ragione perfettamente, sono esperienze che ti segnano, gli appartamenti condivisi, e soprattutto il sangue condiviso. Oh, tosto per tutti il '92, eh? ;)

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  3. Gli anni dopo furono ancora più tosti, ma presumo che nel concreto quasi tutto partì da lì, sì!
    SAM

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