Visualizzazioni totali

Follow by Email

sabato 26 ottobre 2013

Non è importante il viaggio ma il percorso

Certe volte è come un'urgenza. 
Ti sembra che scrivere sia necessario, in quel momento, in quel preciso istante in cui ti trovi e, anzi, non solo ti ci trovi, ne sei prigioniero di quell'attimo in cui l'unica via di fuga, l'unica soluzione è scrivere.
E' un messaggio in bottiglia, è l'ultima lettera del condannato, il testamento per diseredare quando hai solo un alito di vita, la dritta via, quando l'avevi smarrita.
Allora sbrighi di corsa tutte le faccende, lo fai anche piuttosto male, ma hai una scusa buona, un'ottima scusa, le telefonate possono aspettare, puoi fare a meno anche di starnutire, anzi, è meglio, più cose dentro ti tieni e più ne tiri fuori, poi si tratta solo di metterle in fila, un tasto dopo l'altro, una parola dopo l'altra, una frase dopo l'altra, affinché abbiano almeno un minimo senso compiuto, perché tu dopo possa leggerle e dire, ecco, era proprio quel che volevo dire.
Perché tante volte, è la verità, non sai affatto cosa diavolo volevi dire.
Più facile pensare che la ragione stava, piuttosto, in quella telefonata che non volevi fare, in quelle faccende da sbrigare, in quell'improvvida voglia di starnutire, che tu hai provato ad esorcizzare.
Era quella, dunque, l'urgenza? Sfuggire ad un presente che non riesci a sopportare.
Non lo so, potrei uscirmene con frasi fatte, spiegare tutto col bisogno ancestrale dell'uomo, unico animale che inventa delle storie, così, per il solo gusto di farlo, senza una valida ragione.
Come a dire che "non è importante il viaggio, ma il percorso".
Sciocca frase che ho letto, una volta, e mi è pure sembrata profonda, e solo dopo un bel po' ho realizzato che viaggio e percorso sono la stessa cosa.

4 commenti:

  1. A volte ci si mette lì e si scrive e quando succede nemmeno ci si pensa al perché; c'è solo sto fatto che ci si mette lì e si scrive. E meno si pensa mentre si scrive e meglio esce quello che si vuole dire e nemmeno si sapeva di pensare. Poi sta lì, scritto e te lo leggi e allora capisci come pensi, cosa pensi e puoi andare avanti, fino alla prossima volta. A me mi funziona così, questo fatto di scrivere. E se scrivo poco sarà che penso poco. E non so... a volte mi pare che sia tutto qui il viaggio (che mi piace di più il viaggio del percorso), fra una lettera e l'altra di tastiera... e in fin dei conti non è poca cosa, ma nemmeno chissà ché. E allora forse ho capito cosa vuoi dire.
    SAM

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ... che non sempre si ha da dire, ma scrivere fa bene comunque.
      Proprio così :)

      Elimina
  2. so di ripetermi, ma la mia sensazione è che tutto si possa ricondurre al tempo.
    una vita non ci basta. un’esistenza non ci basta.
    lo scrivere di altre vite, poterne plasmare opinioni, decisioni, esperienze, farle parlare e sentire come non faremmo mai nella vita che ci è stata destinata o – al contrario – perpetuare il nostro stesso modo di fare, esprimere e sentire nel raccontare una storia, ci permette (nell’impossibilità di allungarlo) di riverberare il nostro tempo.
    se poi chi scrive parla di se stesso, di quel che sente e come lo sente , non fa che scattare una fotografia che potrà riguardare dopo e ancora o mostrare ad altri, recuperando quel momento che non sarà passato invano.
    e chi non scrive?
    chi non scrive si è arreso o semplicemente non sapeva di poter combattere la battaglia.
    onore a voi guerrieri.
    m.

    RispondiElimina