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domenica 6 settembre 2020

Porte girevoli


A volte mi perdo a pensare a quante persone ho conosciuto. Provo addirittura a contarle, i compagni di scuola dalle elementari alla maturità, quelli dell’università, e gli amici di Roma e quelli del paese, in pratica tutti gli abitanti, e tanti che non ci sono più, e poi i colleghi, i clienti, e l’elenco sarebbe ancora lungo, come gli anni passati, ahimè.

E in mezzo a questi le persone che mi hanno voluto bene, a cui ho voluto bene, quelle che hanno lasciato tracce che vorrei non si cancellassero mai. L’esistenza è fatta di porte girevoli, si dice. Persone entrano ed escono di continuo, niente dura per sempre, dovrei rassegnarmi. E invece non lo faccio, sprango le porte, provo a non perdere nessuno, mi aggrappo ai ricordi, li tengo vivi, li nutro, li riscrivo, ne faccio storie, io faccio sempre storie, per ogni cosa. Ma più si va avanti con gli anni più capitano certi giorni che basta ritrovare un biglietto, una foto, ascoltare una canzone, e i ricordi rischiano di soffocarti. Allora esco di soppiatto, e li chiudo dentro. Fuori c’è aria limpida e fresca, sul tardi. Settembre, quando vuole, sa fingere di essere inizio e non fine.

E allora fingo anch’io, che ci vuole.

10 commenti:

  1. Che poi non devi neanche fingere troppo, perché Settembre è sempre inizio ;)
    p.s. e poi ancora, dopo Tenet, leggere di porte girevoli fa sempre impressione..

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    1. Sì, bell’inizio. Settembre è il lunedì dei mesi! 😁

      Non ho visto Tenet, ho problemi con le trame complesse. Anche se sono incuriosito dal nuovo di Kauffman su Netflix, rispetto al quale pare Tenet sia un film banale e scontato 😁

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    2. Esatto.. mi dicono di intrecci da paura.. ;)

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  2. Ieri ho sentito una canzone che mi ha riportato indietro in una stanza a cui non pensavo da tanto tempo e ho scelto di fingere di essere ancora là e divertirmi anziché intristirmi perché non potrò più ballare come allora.
    Quando i ricordi cercano di soffocarmi, come dici bene tu, penso all'universo e a quanto sono piccola e mi dà un po' sollievo perché anche il tempo diventa meno importante, come se riabbracciare i miei cari persi non sia poi così distante. La vita non è altro che un blip, mi dico. Un sorriso, una lacrima e un blip.
    Settembre finora è stato il mese migliore dell'estate da queste parti, speriamo che duri perché non sono pronta al freddo.

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  3. Nemmeno io sono mai pronto al freddo.
    Bella la strategia del pensare all’universo, io più banalmente mi provoco un dolore fisico, a volte usavo una foglia di ortica. Ti fa concentrare sul presente 😊
    (Me lo dici qual era la canzone?)

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  4. Direi che l'ortica è un buon esercizio di mindfulness! :D
    Un po' estremo forse, ma sicuramente efficace!
    La canzone è Mana di Xavier Rudd. È un intermezzo al didgeridoo nel bellissimo album "Food in the belly" che mi piace usare durante i miei esercizi con l'hoola hoop.
    Xavier Rudd è un dj australiano e aborigeno che porta bene insieme le due culture. Il suo video più famoso è "Follow the sun", se hai voglia guardalo e fammi sapere cosa ne pensi:
    https://www.youtube.com/watch?v=0E1bNmyPWww&list=PLFEF599AB59C8C54B&index=1

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  5. La memoria è presenza, il ricordo solo qualcosa del passato poco importante. Un vestito dismesso in una gruccia dell'armadio.

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    1. Nel l’etimologia delle parole a volte c’è il vero significato. Dimenticare è togliere dalla mente, scordare dal cuore. Perciò ricordare è riportare nel cuore.

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    2. Il cuore è come la benzina dell'autovettura. Serve, grazie al motore, a far camminare il veicolo. Quando il motore è rotto, la benzina è inutile. Resta ferma nel serbatoio fino alla completa evaporazione.
      Così è i cuore. E' utile per ossigenare la mente che ha una stanza dove c'è la memoria della sua vita. La memoria è fatta di momenti importanti. Quando la mente è disconnessa il cuore pompa ma la persona vegeta e la stanza della memoria si atrofizza. Non è questione di etimologia ma di biologia.

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    3. Io credo molto nell’etimologia come chiave per decodificare il senso profondo e a volte nascosto di ciò che si dice e si scrive. Certo, sono distinzioni sottili e forse inutili, come fra nostalgia e rimpianto, perché, come dici bene tu, entrambe nascono dalla memoria e generano la medesima sensazione biologica, la malinconia. Ma quel che più conta, ne sono certo, è il fatto che ho dimenticato del tutto da dove eravamo partiti. O l’ho scordato? 😉

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