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mercoledì 11 luglio 2012

Summer Update

... che poi c'è pure la vita reale oltre alle caramelle, e allora ecco gli aggiornamenti all'11 luglio, gli eventi salienti di questi primi venti giorni di meravigliosa estatica estate.

Una vecchia di feci che ritiene io le stia usurpando il parcheggio condominiale, mi lascia bigliettini sgrammaticati sotto il tergicristallo. Nell'ultimo minacciava di denungiarmi, e di chiamare i carrabinieri.

Ho sognato un giovane giudice che conosco (donna) che mi dava i numeri, li ho giocati e ho fatto ambo. Cinquanta euro.
Gliel'ho detto il giorno successivo, facendo il figo l'ho ringraziata dichiarandomi disponibile a ricambiare andando nei suoi sogni.
Mi ha risposto stringatamente che non c'è bisogno, che io do i numeri anche da sveglio.

In tutti i rapporti meteo, la temperatura più bassa d'Italia si rileva sempre a Potenza, città interna e montana per eccellenza.
Io non c'ero mai stato, fino ad oggi, dove mi sono recato per lavoro, sfottendo gli altri che invece dovevano rimanere a schiattare nelle nostre zone di mare. 
Quarantadue gradi, temperatura rilevata col termometro nel culo di Minosse che risulta essere proprio di lì, anzi fa il parcheggiatore e mi ha rifilato sei grattini a un euro l'uno e non mi ha fatto neppure parcheggiare all'ombra.

Ho scoperto che trasmettevano in replica Sherlock, una serie nuova che io avevo perso.
La prima puntata era di mercoledì, ma io pensavo fosse martedì, ho acceso la tv lunedì pensando fosse martedì, poi ancora il giorno successivo, il digitale terrestre da installare seicento volte fino a quando ho trovato Mediaset Italia due. Una puntata bellissima, ne è valsa la pena, anche se verso la fine la ricezione era ballerina. Non sono sicuro, perciò, se ho capito bene l'intricata soluzione. Mi pare, però, che il colpevole si chiamasse no signal. 

lunedì 9 luglio 2012

Distrattamente personale

Certe volte penso che mi piacerebbe scrivere la mia autobiografia.
La romanzerei un bel po', come del resto faccio sempre quando parlo di me.
Ma sarebbe inevitabile. Diversamente, a raccontare la nuda verità, la maggior parte delle pagine descriverebbe una persona immersa in una continua "zona del crepuscolo", fatta di giornate tutte uguali, noiose, e di pensieri di inadeguatezza, di horror vacui e di tempo vanamente sprecato.
Stasera ... Potrei cominciare parlando di stasera.
Ma ancora una volta siamo alla fine di un giorno uguale agli altri, nel quale fatico ad intravedere luce.
Solo che sto ascoltando una canzone, una bellissima voce.
E quella canzone e quella voce mi riportano a tanti anni fa, ad un piccolo me di otto anni.
Che ancora non sapevo suonare nessuno strumento, ma cantavo a squarciagola Gloria, mentre il mio cuginetto, testimone di Geova, appena si arrivava alla frase "con te nuda sul divano", correva ad abbassare il volume, temendo un'eccitazione contraria alle Sacre Scritture e la punizione del Dio vendicatore dell'Antico testamento. 
Un piccolo me, costretto a vivere per qualche mese da mia zia nell'estate del '77 in cui mia madre moriva per venti minuti insieme al mio fratello mai nato per una gravidanza extra-uterina. E che - incredibilmente non diventato gay - passavo l'estate a leggere fumetti e fotoromanzi della mia cugina quattordicenne, ad ascoltare le prime radio libere, con le dediche telefoniche "da un Toro ad una Vergine con speranza",  con ancora una volta l'immancabile Tozzi e la sua Ti Amo, a cristallizzare nel mio immaginario la donna che stira cantando e il bambino che tà, sogna cavalli e si gira ...
E l'estate '78 (ché Tozzi faceva un'hit ad ogni estate!), al mare ad Ascea perseguitati dal dan-dabadan dell'ipnotica Tu, la cassetta con la copertina gialla e blu (la mia prima cassetta), mentre ci abbuffavamo di gelati col biscotto e partite a briscola, con quel piccolo me, già presuntuosamente autistico, che contava in microsecondi i punti di tutti, mentre gli altri si arrabbattavano sulle punte delle dita, alluci e talloni ... 
Tozzi ha pubblicato di recente un album di inediti e di vecchi brani riarrangiati, la sua voce è ancora la più bella della musica italiana. Per tutti i ricordi che mi evocano, dovrei essergli grato e correre a comprarlo. Sicuro.
Invece l'ho scaricato da E-mule. Ci ho messo una settimana, sicuro ho speso di più per tenere il pc acceso e collegato in rete tutto 'sto tempo, e in tasca all'Umberto non è andato nulla. 
Ma io sono così, mi nutro di emozioni, ma le scrocco, non le merito e non le ricambio.
Così scrivo, mettendomi a nudo, solo con la speranza che qualcuno mi legga e mi faccia un commento, ma non leggo mai quello che scrivono gli altri, perché mi annoia o perché sono invidioso se mi piace.
Faccio complimenti alle donne pur non credendoci, solo per farle innamorare, mentre amo solo me stesso. 
Poi in uno scatto di verità (ed un èmpito di solitudine) vado su facebook, e vorrei dire davvero quel che sto pensando, ma sarebbero solo parolacce, visto quel che trovo scritto. 
Oppure direi la parola aiuto.
Ma quella, se la dici, e poi non ti aiuta nessuno, ti girano ancora di più. E allora la volta successiva non c'è l'alternativa: solo parolacce ...
Come quel piccolo me, quando si spezzò il nastro di quella cassetta di Tozzi, mentre la riavvolgevo con la penna. E così, quando, dopo trentaquattro anni, l'ho sentita di nuovo, ho pianto, giuro. Come un idiota. Senza ritegno.
Per quel bambino che pensava di dire e sentirsi dire Ti Amo credendoci entrambi.
Che sognava cose importanti, di ottenere Gloria, di trascorrere meravigliose Notti Rosa.
E invece è qui, a quarantatrè anni, da solo, a scrivere pezzi incoerenti della propria squallida autobiografia.
Pensando che il tempo è ormai passato, definitivamente, ma invano. E che di certo si poteva dare di più.




domenica 17 giugno 2012

Psicosi marroncine

Un'ondata di furti nelle abitazioni, in una zona da sempre tranquilla, ha gettato i residenti, me compreso, nel panico, ed ingenerato psicosi.

Io stesso mi ritrovo a nascondere qualche soldo nei cassetti, fra le mutande, in ciò consigliato da un sito ad hoc, dove c'è chi ha inventato le mutande fintamente scoreggiate con striscia marrone per proteggere i contanti dai ladri.

Provo anche a tenere la macchina "buona" in garage fino al cessato allarme, utilizzando per gli spostamenti la vecchia fiat 500 di mio padre, risalente al 1969 (che, comunque, se fossi un ladro, apprezzerei, e per la quale, se mi venisse rubata, credo soffrirei  molto di più, dal punto di vista affettivo, che se mi fregassero l'Audi. Ma che ci vuoi fare, tutto si fa ormai in base al valore economico, al diavolo gli affetti!).

Sto ragionando anche sul tenere una pistola sotto il cuscino, ma è già abbastanza pistola quello che sta con la testa sopra il cuscino, quindi ...

Così, ormai, dopo che sono state saccheggiate ripetutamente le villette nei dintorni, previa narcotizzazione dei proprietari, ci si addormenta col terrore di persone che ti entrino in casa, e ci si sveglia col terrore di trovarla a soqquadro.

In realtà, con un po' di senso pratico, a ragionarci bene avrei tutto da guadagnare con una dose di cloroformio, una buona dormita - che mi manca da mesi se non da anni - sarebbe priceless.

E quanto al saccheggio, sono già abituato a quello che si prova, a quel senso di vuoto.

Quando rientrando a casa a ora di pranzo - la mia famiglia è al mare - apro fiducioso il frigorifero, e campeggia fiera della propria unicità la solita foglia stantia di lattuga, per cui sconsolato ripiego sulla consueta pizza pret a porter consumata da solo sul divano dinanzi a una partita in cui la mia squadra perde (o pareggia, senza qualificarsi...).

Quasi quasi stanotte non mi corico neppure, rimango sveglio in cucina, e quando arrivano i ladri ci facciamo un bello spaghetto. E allora, grato, alla faccia della psicosi, gli faccio pure vedere che cos'ho nelle mutande.



domenica 27 maggio 2012

Senz'arte né party

Se sapessi scaricare le foto dal mio telefonino, lo vedreste.
Quel che avrei potuto essere.
Quel che, in fondo, avrei voluto essere.

Il testo di una mia canzone di tanti anni orsono, Questo Paradiso, faceva pressappoco così:

"Potessi abitare in un posto migliore
non farei tante storie, 
non scriverei canzoni, non mi farei illusioni,
forse non mi chiamerei neanche così".

Non sembri irriverente scomodare paragoni illustri.
Anch'io, nel mio loco natìo, per molti versi, mi son sempre sentito romìto e strano.
Ritornatovi quasi adolescente, dopo l'infanzia trascorsa nella capitale (era la fine degli anni '70), mi son ritrovato d'improvviso catapultato in una piccola realtà (quella che, in parte, ho raccontato nel mio romanzo Una pietra sopra) nella quale, pur alla fine inseritomi, mi sono sempre intimamente sentito estraneo, diverso. E tale, ne sono consapevole, mi hanno considerato e continuano a fare molti dei miei concittadini.

Ma, in fondo, le mie passioni non erano diverse da quelle dei miei coetanei di allora.
Solo che - complice la differente cultura (detto in senso rispettoso per entrambi) - le abbiamo sempre declinate in maniera confliggente, se non addirittura opposta.

Amavo lo sport come loro. Solo che a me piaceva il tennis, parecchio anche il golf, a tutti gli altri il calcio. Dunque loro giocavano insieme, ed io seguivo da solo le telecronache di Gianni Clerici o di Mario Camicia.

Ero innamorato anch'io dei motori. Le macchine d'epoca, le straordinarie Lancia che vedevo ancora circolare, ben curate, in certi quartieri di Roma, mentre qui la macchina che più vi si avvicinava era il vecchio torpedone che ci portava a scuola. 
Ai miei amici del paese piacevano le Uno Turbo e le moto da cross, e si sfidavano in interminabili corse contro la morte, che però li facevano sentire vivi

E la musica, un'attrazione ancestrale per tutti. 
Per me, i Supertramp, o i Genesis di Peter Gabriel. 
Per loro Gigione e le tette della campagnola. Vuoi mettere?

La solitudine è stata la mia compagnia.
E spesso, nella compagnia, mi sono sentito e mi sento ancora più solo.

Oggi sono un uomo di quarantatre anni, che passa molte serate a casa, a suonare al pianoforte le proprie canzoni tristi. 
Nella mia Audi, a velocità di crociera, ascolto in questi giorni un CD di Paul Weller.

E proprio ieri, guidando nel traffico i cui rumori mi giungevano ovattati perché filtrati dalla voce blues dell'ex leader degli Style Council, d'improvviso mi sono incontrato.

Ho incontrato Giovanni Laurito diamante grezzo, senza orpelli e sovrastrutture.
Orgoglioso delle sue passioni e deciso a coltivarle in pieno.

Il rombo del motore ha spezzato l'incanto flebile della chitarra jazz di Moon on your pijamas.

Ho visto nello specchietto questo malato mentale che, a bordo di una moto da enduro, sorpassava, impennando, le auto in fila al semaforo. Quando mi ha affiancato, l'urlo della marmitta, sicuramente truccata, ha fatto tremare i vetri austeri della mia auto.

L'ho guardato, avrà avuto la mia età. Non il mio sguardo, ché il suo era fiero e determinato.
Non i miei residui capelli, corti, ingrigiti e timidi, ma una lunga coda di cavallo fresca di tinta e forse non di shampoo.

Mi ha superato di slancio, ancora una volta a pinna sulla ruota posteriore.
Dietro la sua schiena, mi è sembrato a prima vista, uno zaino.
Il traffico lo rallenta, osservo meglio. E' un organetto.
Poi schizza via, non troppo veloce, però, da impedirmi di scattargli una foto ammirata col mio cellulare. Peccato non la sappia scaricare. 
Avreste visto quel Giovanni Laurito, nato qui, ben inserito, che non passa le serate da solo a comporre e cantare al pianoforte sciocche canzoni dai testi complicati e pessimisti.
L'immagine vi avrebbe rimandato quel Glaurito che passa le serate in compagnia, a bere vino e a ballare la tarantella. E che non ha bisogno di sognare un posto migliore, perché ce l'ha già.

sabato 12 maggio 2012

Aspetta e spara

Certo, potevo pensarci prima.
Ma mi scappava un post, e quando senti lo stimolo non puoi farci niente, se non metterti a scrivere.
Che è una vita che aspetto, e spero sempre che non succeda.
Che non fa niente se quel che aspetto sia bello o brutto.
Voglio sempre che non succeda.
Perché come diceva quel tizio che dai migliori salotti di Londra, ammirato ed idolatrato, finì a spaccare pietre nel carcere di Reading, "quest'ansia è insopportabile, speriamo che duri".
Che finita la causa non voglio sapere se ho vinto, perché magari ho perso.
E intanto è bello pensare di aver vinto.
Che le analisi attendano. E attenda pure questo dolore, con cui ho imparato a convivere.
E magari non è niente.
Che Scritture Scriteriate si tengano quei 75 euro e non mi dicano mai che il mio romanzo è una ciofeca.
Io nel frattempo leggo il loro messaggio che è un capolavoro e me lo pubblicheranno presto.
E il test di gravidanza non occorre.
Sto già cullando il mio bambino. E non piange affatto, non come quella vera.
Tutti i miei concerti rimangano deserti,
non è il caso di specchiare la propria autostima nel consenso degli altri.
Che poi apri gli occhi, e prima di capire come sia accaduto che sei solo,
stai già volando dalla torre più alta, 
dietro di te solo un biglietto di inutili scuse.
Avrei da dire mille altre cose, ma dovevo pensarci prima.
Prima di iniziare, dovevo accorgermi che la batteria del pc era quasi esaurita.
Ma chissà se non è stato meglio così, interrompermi sul più bello.
Mica è detto che sarebbe andata come mi attendevo.
Magari facevo cilecca per l'ennesima volta.
Invece il mio orgasmo è, da sempre, parafrasare Beckett.
Aspettando, godo.



domenica 6 maggio 2012

Le smorfie nelle foto

Smòrfia: "atto svenevole, lezioso" (1619, Buonarroti il Giovane); "contrazione del viso, tale da alterarne il normale aspetto" (1598, Florio). Dall'antica forma verbale morfia "bocca", di origine incerta.

Alzi la mano chi non ha mai fatto una smorfia in una foto. 
Il fenomeno, una volta circoscritto agli album di famiglia e ai diari delle liceali, oggi, con l'avvento di internet, e, soprattutto, dei social network, ha assunto dimensioni globali.
Sono pochi i profili internet su facebook che non ospitano l'ormai classica foto con le labbra a cuoricino, o con un dito davanti alla bocca, o con gli occhi sgranati, le mani a palme aperte sulle guance e la bocca spalancata a perpetuare il silenzioso urlo di Munch (per inciso, proprio nei giorni scorsi battuto all'asta per una somma record, quindi ...).
Come per tutti gli argomenti talmente superficiali da diventare sostanziali e universali (proprio perché chiunque può dire la sua, persino io), la rete ospita addirittura dei contest per la smorfia migliore, come pure, di converso,  gruppi di coloro che "odiano" le foto con le smorfie, con ampie discussioni sui forum.
Il fenomeno, a differenza di quanto potrebbe apparire, non è limitato ai cosiddetti "bimbiminkia" o "bimbeminkia" (definiti da fonte autorevole come "una delle piaghe che affliggono l'umanità, e negli ultimi anni è sempre più comune sul web"), ma è assolutamente trasversale rispetto al sesso, all'età ed alle condizioni sociali.
Ciascuno può pescare, fra i propri ricordi familiari, immagini di persone insospettabili (il bisnonno medaglia d'oro della prima guerra mondiale che digrigna i denti, il preside durante la gita di fine anno che finge di scaccolarsi (finge?), la bidella che soffia un bacio all'applicato di segreteria gay) colte in quell'atteggiamento.
Ed è nell'iconografia globale la famosa smorfia di Einstein, non meno nota della linguaccia del calciatore Del Piero che così festeggia i propri gol.
Quali sono le ragioni? Tanto negli animali come presso l'uomo le situazioni di fame, sete, appetito sessuale, gioia, dolore, si esprimono con delle reazioni esterne, le sole attraverso le quali una vita sociale si rende possibile. Nei rapporti fra individui, l'atteggiamento conoscitivo dell'uno è agevolato dall'espressione dell'altro, espressione che si estrinseca soprattutto con la mimica. comunemente intesa come quella del volto e del gesto.
Poiché il linguaggio è nato dalla mimica (ed anche la scrittura, basti pensare alla "O"), l'espressione vocalica è stata da prima accompagnata dal gesto, ed è quella la situazione pre-verbale delle immagini fotografiche, dove il messaggio è esclusivamente gestuale (salvo tenere in mano un cartello con una frase, tipo ostaggio sequestrato o mendicante straniero , ma non divaghiamo):
Anche fra gli animali è possibile riscontrare qualcosa di simile, con una preponderanza naturale del grido sul gesto, specialmente di notte, quando cioè il gesto, non visibile, diventa inefficace. Questo postulato fa scaturire en passant delle riflessioni darwiniane sul grado evolutivo dei giovinastri urlanti che stazionano in ore notturne sotto le mie finestre.
In psicologia si tende a distinguere le smorfie in due macrocategorie. Quelle che riflettono un atteggiamento distorto del superego (es. Berlusconi che fa le corna), e quelle che tendono a mascherare un'intima convinzione di inadeguatezza. Quest'ultima non è necessariamente di carattere estetico (mi vergogno dei miei capelli crespi o scombinati e faccio una smorfia simulando che tutto l'insieme sia volutamente deformato), ma anche legata al contesto (mi sento fuori posto in quella festa di ragazzine e facendo una smorfia derubrico la mia presenza come involontaria o inevitabile e, dunque, non censurabile)...

sabato 28 aprile 2012

Futuro interiore

Sul sito Flutrackers è segnato l'andamento dell'epidemia influenzale di ogni anno.
Oggi riporta che da questa settimana si è raggiunto il livello base, cioè quello preepidemia, con il numero più basso di ammalati di tutto l'anno. In questa elìte sono ricompreso, ovviamente, io.
Io, che non pago di ben quarantasei giorni di febbre a cavallo tra il 2011 e il 2012 (appunto, febbre da cavallo), sono di nuovo sulla breccia da una settimana, specialmente durante le feste o nei weekend, novello John (Laurito) Travolta.
Così, questa notte, nella quale speravo di avere finalmente debellato il virus, la temperatura ha ripreso a salire (forse facendo pendant con quella meteorologica, improvvisamente passata da 8° a 28° in 48 ore).
Dunque, la mia notte è stata popolata di numerosissimi sogni strampalati da delirio febbrile, o veri e propri incubi. Ho vissuto addirittura l'inizio della terza guerra mondiale - lo sapevate? - che sarà combattuta contro i marziani. Invece, nei momenti di veglia, ho riflettuto sui massimi sistemi, le domande universali, ho perso e ritrovato la fede più volte (quella che mi era caduta nel lavandino dell'ateismo, e poi recuperata a furia di "invocazioni" a varii santi). Sono poi passato dall'universale al particolare, ho considerato la mia vita, le scarne prospettive, il magnifico futuro dietro le spalle (zona lombare), ed ho iniziato a sudare, e credo che qui la febbre c'entrasse davvero poco.
Ho considerato con stupore il gran numero di formazioni sociali dalle quali mi sono escluso litigando (spesso) e sono stato escluso dopo aver litigato (anche questo è successo) o neppure invitato ad entrare e dunque litigato per questo. Un ampio ventaglio che va dalla politica alla palestra al catechismo ed al rock 'n' roll. Ho riletto più volte la "scheda di valutazione" di un mio romanzo scritta dall'agente letterario cui mi sono rivolto, e che parla di "vero e proprio capolavoro". L'attendo, nella realtà, entro un paio di settimane. Ma spero che questo tempo si allunghi, altrimenti nemmeno quello potrò immaginare, di buono, durante le notti insonni. In tutto questo mi rivoltavo nel letto continuamente e non stavo mai fermo nello stesso posto (la fase ROM, la chiamai una volta), provocando ovvi risentimenti da parte di chi mi sta accanto, ma credo da parte anche dei vicini, nonché di mia figlia nell'altra stanza: "papà, stanotte ronfavi così forte che non potevo dormire!". Chissà, forse i marziani saranno scappati proprio per questo.

P.S. Questo post non vale proprio nulla, sembra scritto da una persona con la febbre ed arrabbiata che ha un sacco di lavoro arretrato ed invece è costretta in casa ancora chissà per quanto, visti i precedenti.
E' un post non all'altezza di quelli passati. Come la mia vita.

P.S. II Meno male che questo è un blog che non legge nessuno, altrimenti arriverebbero a casa i servizi sociali. Chissà, poi, se sarebbe un male, almeno gli potrei raccontare quel che ho sognato, scambiare due chiacchiere sulla mia febbre e sulla mia vita. E così sarebbero loro ad avere bisogno dei servizi sociali.

P.S. III Rileggo e mi affanno a rendere questo scritto un po' più brillante. Ma non ci riesco, ci vorrebbe almeno una chiosa ad effetto, che so?, un bel gioco di parole, una citazione colta, un colpo di genio dei miei. Ma è che mi rende anche difficile scrivere col termometro sotto l'ascella. Proverò a sondare con quello rettale. All'esito esaminerò il risultato come gli antichi aruspici e conoscerò il responso: il mio futuro interiore.