Mi sono innamorato.
Lei è una ragazza molto più giovane di me.
Siciliana di origine svedese, ha appena ventun'anni. Meno della metà dei miei.
Mi sono innamorato.
Lei è una ragazza davvero attraente.
Alta, mora, con le tette grandi. Come tutte le siciliane di origine svedese.
Ci siamo messi insieme quando abbiamo capito che l'uno aveva quel che l'altra cercava.
Lei è attratta dal mio conto in banca. Io dal suo scoperto. Qualunque cosa lei scopra, mi fa impazzire.
Eppure, quando ieri notte per la prima volta siamo andai a letto insieme, ho fallito.
Avevo fantasticato a lungo su come sarebbe stato eccitante. Per me e anche per lei.
In fondo, nonostante la mia età, mi tengo fisicamente in forma.
E poi sono sano. Non ho mai avuto quella malattia venerea, la "lunghezza".
Lei era lì. Vestita solo della sua pelle ambrata da siciliana di origini svedesi.
Mi si offriva come può fare una giovane donna al suo mentore.
Ma io non ce l'ho fatta. Sarà stato lo stress, l'età, l'andropausa, i sensi di colpa?
Non lo so, più che altro dovremmo chiederlo a lui.
A Papa Benedetto XVI che si era piazzato in un angolo della camera da letto.
Faceva capolino dietro all'armadio.
Con quei dentini bianchi scintillanti, le manine grifagne, le pantofole di ermellino vivo.
Ha spento ogni mio ardore. Ha raffreddato ogni ritrovato entusiasmo erotico.
Lui lì, con quegli occhietti da Santa Inquisizione, a ricordarmi che non si fa.
Che non è giusto. Che quella siciliana di origini svedesi rimarrà un pensiero buono solo per il rammarico.
Che nulla di bello mi deve succedere mai. Neppure in sogno.
(P.S. per questo piccolo racconto onirico sono debitore di Leo Ortolani, per avere raccontato in una splendida storia la prima masturbazione di Rat-man, che dimenticava aperta la porta del bagno e veniva sorpreso dal Papa. E di due sms, ai quali, con sofferenza, non ho risposto, ma che mi hanno indotto il sogno della ragazza siciliana di origine svedese).
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sabato 11 agosto 2012
domenica 5 agosto 2012
the walking dead
E' come quel tizio, il Paolini, che si piazza davanti alle telecamere in ogni occasione.
Quello che lo vedi sullo sfondo, capelli lunghi, occhiali e faccia di cazzo.
Quello che ti chiedi come mai non abbia mai niente di meglio da fare.
Quello che lo prenderesti a calci in culo, perché senza alcuna ragione ti distrae dalle cose serie.
Un tipo così esiste anche per i blog.
Uno che si intrufola nei blog dimenticati, e ogni tanto posta qualcosa, così, tanto per scrivere.
Perché a volte succede che il titolare del blog muoia, ma i lettori non lo sanno.
Allora periodicamente si affacciano, vediamo se c'è scritto qualcosa di nuovo.
Intanto l'autore del blog è già cibo per i vermi.
Tante volte capita, però, che il blog venga aggiornato comunque.
Come? E' il Paolini del blog.
Non so quale sia il suo nome, in realtà.
So solo che si infila chissà come nella gestione di blog un tempo interessanti, divertenti, e ora abbandonati per mille ragioni, si rilegge i vecchi post e prova a farne di nuovi sulla stessa falsariga.
Ma, è ovvio, non ci riesce affatto. E forse non gli interessa nemmeno, essendo il suo scopo soltanto quello di segnare un'altra tacca sul suo carnet di lettori ingannati.
Non scrive cose nuove. Scimmiotta lo stile e gli argomenti dell'autore, e se qualcuno commenta come se il post fosse veramente del titolare, lui se la ride di gusto.
Per esempio, c'era una volta un blog chiamato "il contrario di tutto".
Non c'erano argomenti fissi, ma certuni ricorrevano, tipo aneddoti sulla figlia dell'autore, sul tempo che passa. Poi l'autore morì di fame perché in agosto, uscendo a buttare la spazzatura, un colpo di vento fece chiudere la porta alle sue spalle e le chiavi erano rimaste dentro. Così restò sul pianerottolo per diversi giorni senza che nessuno lo trovasse, e quando finalmente il vicino di casa rientrò dalle vacanze era già cadavere.
Allora il Paolini dei blog si impossessò del contrario di tutto, gli cambiò anche nome (due caramelle di resto) e piattaforma, e si mise a scrivere dei noiosissimi post che se volevano far piangere facevano ridere e viceversa. Così insultò la memoria e la reputazione dell'autore, ma lo tenne in vita, almeno virtualmente.
Gli diede la postuma illusione di esserci ancora, di dare e avere un senso.
Fino a quando - come al Paolini vero - qualcuno gli mollò una pedata nel sedere, perché davvero non se ne poteva più di quello scimmiottare, e lo mandò a quel paese, almeno per un po'.
E l'autore si riprese la scena, almeno fino al prossimo agosto e al prossimo colpo di vento.
P.S. Maledetta differenziata.
Ma da domani sul pianerottolo esco col sacchetto giallo in una mano e nell'altra una scorta di panini.
Quello che lo vedi sullo sfondo, capelli lunghi, occhiali e faccia di cazzo.
Quello che ti chiedi come mai non abbia mai niente di meglio da fare.
Quello che lo prenderesti a calci in culo, perché senza alcuna ragione ti distrae dalle cose serie.
Un tipo così esiste anche per i blog.
Uno che si intrufola nei blog dimenticati, e ogni tanto posta qualcosa, così, tanto per scrivere.
Perché a volte succede che il titolare del blog muoia, ma i lettori non lo sanno.
Allora periodicamente si affacciano, vediamo se c'è scritto qualcosa di nuovo.
Intanto l'autore del blog è già cibo per i vermi.
Tante volte capita, però, che il blog venga aggiornato comunque.
Come? E' il Paolini del blog.
Non so quale sia il suo nome, in realtà.
So solo che si infila chissà come nella gestione di blog un tempo interessanti, divertenti, e ora abbandonati per mille ragioni, si rilegge i vecchi post e prova a farne di nuovi sulla stessa falsariga.
Ma, è ovvio, non ci riesce affatto. E forse non gli interessa nemmeno, essendo il suo scopo soltanto quello di segnare un'altra tacca sul suo carnet di lettori ingannati.
Non scrive cose nuove. Scimmiotta lo stile e gli argomenti dell'autore, e se qualcuno commenta come se il post fosse veramente del titolare, lui se la ride di gusto.
Per esempio, c'era una volta un blog chiamato "il contrario di tutto".
Non c'erano argomenti fissi, ma certuni ricorrevano, tipo aneddoti sulla figlia dell'autore, sul tempo che passa. Poi l'autore morì di fame perché in agosto, uscendo a buttare la spazzatura, un colpo di vento fece chiudere la porta alle sue spalle e le chiavi erano rimaste dentro. Così restò sul pianerottolo per diversi giorni senza che nessuno lo trovasse, e quando finalmente il vicino di casa rientrò dalle vacanze era già cadavere.
Allora il Paolini dei blog si impossessò del contrario di tutto, gli cambiò anche nome (due caramelle di resto) e piattaforma, e si mise a scrivere dei noiosissimi post che se volevano far piangere facevano ridere e viceversa. Così insultò la memoria e la reputazione dell'autore, ma lo tenne in vita, almeno virtualmente.
Gli diede la postuma illusione di esserci ancora, di dare e avere un senso.
Fino a quando - come al Paolini vero - qualcuno gli mollò una pedata nel sedere, perché davvero non se ne poteva più di quello scimmiottare, e lo mandò a quel paese, almeno per un po'.
E l'autore si riprese la scena, almeno fino al prossimo agosto e al prossimo colpo di vento.
P.S. Maledetta differenziata.
Ma da domani sul pianerottolo esco col sacchetto giallo in una mano e nell'altra una scorta di panini.
sabato 28 luglio 2012
L'altalena e lo scivolo
Magari fosse solo lo spread. Che un giorno sale, l'altro scende. Che un giorno siamo sulla via della ripresa, e l'altro sull'orlo del baratro. Magari fosse solo lo spread, perché certe mattine sembra pure di essere fuori dal tunnel. Un'illusione, è vero, ma in fondo non viviamo anche di quelle?
Magari fosse solo lo spread. Invece, a me, ultimamente, arrivano solo brutte notizie.
Succede solo a me?
Non è che prima fossero tutte rose e fiori, ma c'era una sorta di alternanza.
Se ti andava storta una cosa, era lecito attendersi una buona notizia a controbilanciare.
Poi il rapporto è sceso a due a una, a tre, a quattro, e infine, in barba a tutte le leggi statistiche, hanno preso ad andare tutte storte. In perfetta applicazione, però, della legge di Murphy secondo cui se una cosa può andare male, ci andrà.
E, credetemi, non si tratta affatto di depressione, del vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto (peraltro fra le varie cose sto attendendo da un mese l'allaccio dell'acqua al mio studio, quindi il bicchiere è TUTTO vuoto).
No, per niente, nessuna interpretazione pessimistica. Sono semplici dati oggettivi, incontrovertibili.
Se leggi i valori positivi di un'analisi, quelli sono fatti.
Se per un errore del tuo commercialista stai pagando quindicimila euro, quelli sono fatti.
Se si rompe un preservativo mentre sei con l'amante, quelli sono cazzi.
Certo, a meno di dover essere sconsideratamente ottimisti e gioire per essere ancora vivi, o per avere contribuito a ripopolare il continente, o per avere mangiato anche oggi.
Nessuna di quelle cose mi è veramente successa, sono solo esempi.
Anche perché comporterebbero comunque la contemporanea presenza di buone notizie, tipo l'avere un'amante, o quindicimila euro per pagare la sanzione, e dunque smentirebbero la legge statistica di cui sopra.
Mi sono successe, invece, e continuano imperterrite ad accadere, centinaia di piccole cose negative che si addensano, anche inconsapevolmente, nella mia mente, contribuendo ad uno stato di continuo giramento di palle alternato a scazzo, quella voglia di non fare niente tanto se lo fai comunque va a schifo (una sorta di nuova declinazione post moderna del bonum otium virgiliano?).
Chissà. Magari già mentre sto scrivendo il vento sta cambiando.
Magari c'è qualcuno, il mio angelo custode o la BCE, che sta operando per ridurre il mio spread, o almeno per coinvolgerlo in un'altalena certamente più sopportabile di questo scivolo.
Chissà se è il vento che sta cambiando, questa puzza che sento.
Vedremo. Intanto resto qui, in attesa, come nel deserto dei tartari, a inutile protezione della mia personale fortezza Bastiani.
domenica 22 luglio 2012
Non è Francesca
Quando hai amato una persona una volta, l'amerai per tutta la vita.
Perché amare è come nuotare, come andare in bicicletta.
Cose che non si dimenticano.
Ho ritrovato in un vecchio cassetto un quaderno di tanti anni fa.
Di quelli che non si usano più, con la copertina nera e i bordi delle pagine colorati carminio.
C'era una poesia che avevo scritto, una poesia d'amore.
Francesca, si chiamava lei, ma forse era un nome di fantasia.
O forse no, che io avevo davvero una compagna di scuola di nome Francesca.
Insomma, a rileggere le frasi intense e ingenuamente passionali, io quella ragazzina l'avevo amata sul serio.
Solo che non riuscivo a ricordare niente di lei.
Né il bel volto diafano incorniciato da capelli corvini, né le labbra così anelate, di cui era unico testimone quel quaderno dei tempi andati. E io, che sono un avvocato, so bene che dei testi non c'è troppo da fidarsi.
Giocherello distratto con le pagine, ormai perso in pensieri altri, e in terza di copertina, accanto alla tavola pitagorica, scorgo un elenco scritto a mano.
Tutti gli alunni di quella classe, una quinta elementare di più di trent'anni fa, a Roma.
Ed anche quel nome. Dove sarai ora, Francesca?
C'è anche un cognome, di cui non avevo alcuna memoria, e oggi, a differenza di una volta, quando per fortuna potevi perderti per sempre, c'è Facebook.
Ho ritrovato Francesca, o quella che il cognome e i pochi ricordi che ho mi fanno pensare che sia lei. Le ho chiesto l'amicizia, lei l'ha accettata.
Ma non ho mandato nessun messaggio, non ho dato alcuna spiegazione, né lei me ne ha chieste.
Magari crede che io sia un amico di un amico. "Persone che potresti conoscere".
Quelle a cui, se ti chiedono l'amicizia, gliela dai (l'amicizia!) senza pensarci troppo.
E, del resto, cosa potevo dirle?
Sei la bambina che ho amato tanto?
Un amore che avevo dimenticato?
Perché gli amori si dimenticano. Non credete ai proverbi, alle frasi fatte.
Io una volta riuscivo a restare a galla, ora affondo come una pietra.
Mia figlia ha imparato ad andare in bici, poi si è bucata una gomma, il tempo di ripararla e non sa più stare in equilibrio e ha le gambette piene di lividi.
Ecco cos'è Francesca, cosa sono gli amori di un tempo. Lividi dell'anima.
Che se per caso ti trovi a sbatterci, un po' fanno male, e tu lì a pensare per un secondo: ma quando me lo sarò fatto? Poi lasci perdere e ti tuffi di nuovo nella vita del presente.
Nella quale io, appunto, affondo come una pietra.
mercoledì 11 luglio 2012
Summer Update
... che poi c'è pure la vita reale oltre alle caramelle, e allora ecco gli aggiornamenti all'11 luglio, gli eventi salienti di questi primi venti giorni di meravigliosa estatica estate.
Una vecchia di feci che ritiene io le stia usurpando il parcheggio condominiale, mi lascia bigliettini sgrammaticati sotto il tergicristallo. Nell'ultimo minacciava di denungiarmi, e di chiamare i carrabinieri.
Ho sognato un giovane giudice che conosco (donna) che mi dava i numeri, li ho giocati e ho fatto ambo. Cinquanta euro.
Gliel'ho detto il giorno successivo, facendo il figo l'ho ringraziata dichiarandomi disponibile a ricambiare andando nei suoi sogni.
Mi ha risposto stringatamente che non c'è bisogno, che io do i numeri anche da sveglio.
In tutti i rapporti meteo, la temperatura più bassa d'Italia si rileva sempre a Potenza, città interna e montana per eccellenza.
Io non c'ero mai stato, fino ad oggi, dove mi sono recato per lavoro, sfottendo gli altri che invece dovevano rimanere a schiattare nelle nostre zone di mare.
Quarantadue gradi, temperatura rilevata col termometro nel culo di Minosse che risulta essere proprio di lì, anzi fa il parcheggiatore e mi ha rifilato sei grattini a un euro l'uno e non mi ha fatto neppure parcheggiare all'ombra.
Ho scoperto che trasmettevano in replica Sherlock, una serie nuova che io avevo perso.
La prima puntata era di mercoledì, ma io pensavo fosse martedì, ho acceso la tv lunedì pensando fosse martedì, poi ancora il giorno successivo, il digitale terrestre da installare seicento volte fino a quando ho trovato Mediaset Italia due. Una puntata bellissima, ne è valsa la pena, anche se verso la fine la ricezione era ballerina. Non sono sicuro, perciò, se ho capito bene l'intricata soluzione. Mi pare, però, che il colpevole si chiamasse no signal.
lunedì 9 luglio 2012
Distrattamente personale
Certe volte penso che mi piacerebbe scrivere la mia autobiografia.
La romanzerei un bel po', come del resto faccio sempre quando parlo di me.
Ma sarebbe inevitabile. Diversamente, a raccontare la nuda verità, la maggior parte delle pagine descriverebbe una persona immersa in una continua "zona del crepuscolo", fatta di giornate tutte uguali, noiose, e di pensieri di inadeguatezza, di horror vacui e di tempo vanamente sprecato.
Stasera ... Potrei cominciare parlando di stasera.
Ma ancora una volta siamo alla fine di un giorno uguale agli altri, nel quale fatico ad intravedere luce.
Solo che sto ascoltando una canzone, una bellissima voce.
E quella canzone e quella voce mi riportano a tanti anni fa, ad un piccolo me di otto anni.
Che ancora non sapevo suonare nessuno strumento, ma cantavo a squarciagola Gloria, mentre il mio cuginetto, testimone di Geova, appena si arrivava alla frase "con te nuda sul divano", correva ad abbassare il volume, temendo un'eccitazione contraria alle Sacre Scritture e la punizione del Dio vendicatore dell'Antico testamento.
Un piccolo me, costretto a vivere per qualche mese da mia zia nell'estate del '77 in cui mia madre moriva per venti minuti insieme al mio fratello mai nato per una gravidanza extra-uterina. E che - incredibilmente non diventato gay - passavo l'estate a leggere fumetti e fotoromanzi della mia cugina quattordicenne, ad ascoltare le prime radio libere, con le dediche telefoniche "da un Toro ad una Vergine con speranza", con ancora una volta l'immancabile Tozzi e la sua Ti Amo, a cristallizzare nel mio immaginario la donna che stira cantando e il bambino che tà, sogna cavalli e si gira ...
E l'estate '78 (ché Tozzi faceva un'hit ad ogni estate!), al mare ad Ascea perseguitati dal dan-dabadan dell'ipnotica Tu, la cassetta con la copertina gialla e blu (la mia prima cassetta), mentre ci abbuffavamo di gelati col biscotto e partite a briscola, con quel piccolo me, già presuntuosamente autistico, che contava in microsecondi i punti di tutti, mentre gli altri si arrabbattavano sulle punte delle dita, alluci e talloni ...
Tozzi ha pubblicato di recente un album di inediti e di vecchi brani riarrangiati, la sua voce è ancora la più bella della musica italiana. Per tutti i ricordi che mi evocano, dovrei essergli grato e correre a comprarlo. Sicuro.
Invece l'ho scaricato da E-mule. Ci ho messo una settimana, sicuro ho speso di più per tenere il pc acceso e collegato in rete tutto 'sto tempo, e in tasca all'Umberto non è andato nulla.
Ma io sono così, mi nutro di emozioni, ma le scrocco, non le merito e non le ricambio.
Così scrivo, mettendomi a nudo, solo con la speranza che qualcuno mi legga e mi faccia un commento, ma non leggo mai quello che scrivono gli altri, perché mi annoia o perché sono invidioso se mi piace.
Faccio complimenti alle donne pur non credendoci, solo per farle innamorare, mentre amo solo me stesso.
Poi in uno scatto di verità (ed un èmpito di solitudine) vado su facebook, e vorrei dire davvero quel che sto pensando, ma sarebbero solo parolacce, visto quel che trovo scritto.
Oppure direi la parola aiuto.
Ma quella, se la dici, e poi non ti aiuta nessuno, ti girano ancora di più. E allora la volta successiva non c'è l'alternativa: solo parolacce ...
Come quel piccolo me, quando si spezzò il nastro di quella cassetta di Tozzi, mentre la riavvolgevo con la penna. E così, quando, dopo trentaquattro anni, l'ho sentita di nuovo, ho pianto, giuro. Come un idiota. Senza ritegno.
Per quel bambino che pensava di dire e sentirsi dire Ti Amo credendoci entrambi.
Che sognava cose importanti, di ottenere Gloria, di trascorrere meravigliose Notti Rosa.
E invece è qui, a quarantatrè anni, da solo, a scrivere pezzi incoerenti della propria squallida autobiografia.
Pensando che il tempo è ormai passato, definitivamente, ma invano. E che di certo si poteva dare di più.
domenica 17 giugno 2012
Psicosi marroncine
Un'ondata di furti nelle abitazioni, in una zona da sempre tranquilla, ha gettato i residenti, me compreso, nel panico, ed ingenerato psicosi.
Io stesso mi ritrovo a nascondere qualche soldo nei cassetti, fra le mutande, in ciò consigliato da un sito ad hoc, dove c'è chi ha inventato le mutande fintamente scoreggiate con striscia marrone per proteggere i contanti dai ladri.
Provo anche a tenere la macchina "buona" in garage fino al cessato allarme, utilizzando per gli spostamenti la vecchia fiat 500 di mio padre, risalente al 1969 (che, comunque, se fossi un ladro, apprezzerei, e per la quale, se mi venisse rubata, credo soffrirei molto di più, dal punto di vista affettivo, che se mi fregassero l'Audi. Ma che ci vuoi fare, tutto si fa ormai in base al valore economico, al diavolo gli affetti!).
Sto ragionando anche sul tenere una pistola sotto il cuscino, ma è già abbastanza pistola quello che sta con la testa sopra il cuscino, quindi ...
Così, ormai, dopo che sono state saccheggiate ripetutamente le villette nei dintorni, previa narcotizzazione dei proprietari, ci si addormenta col terrore di persone che ti entrino in casa, e ci si sveglia col terrore di trovarla a soqquadro.
In realtà, con un po' di senso pratico, a ragionarci bene avrei tutto da guadagnare con una dose di cloroformio, una buona dormita - che mi manca da mesi se non da anni - sarebbe priceless.
E quanto al saccheggio, sono già abituato a quello che si prova, a quel senso di vuoto.
Quando rientrando a casa a ora di pranzo - la mia famiglia è al mare - apro fiducioso il frigorifero, e campeggia fiera della propria unicità la solita foglia stantia di lattuga, per cui sconsolato ripiego sulla consueta pizza pret a porter consumata da solo sul divano dinanzi a una partita in cui la mia squadra perde (o pareggia, senza qualificarsi...).
Quasi quasi stanotte non mi corico neppure, rimango sveglio in cucina, e quando arrivano i ladri ci facciamo un bello spaghetto. E allora, grato, alla faccia della psicosi, gli faccio pure vedere che cos'ho nelle mutande.
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